soglia di attenzione

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venerdì 19 settembre 2008

Italians speak better

Vanessa Valentine scrive nel suo post più recente:
"Stamattina ho avuto la conferma di un sospetto che mi rodeva da tempo: la laurea a suo tempo conquistata nel prestigioso ateneo patavino l'ho avuta grazie ai punti Barilla.
Un piacente ragazzo (inglese, scozzese, mah) mi ha fermata, in piazza. Le sue parole sono state: are you a local?, e cioè se ero del posto. Ma il mio torpido cervellino ha capito "are you a locker?", e cioè se ero un armadietto, domanda che mi ha effettivamente spiazzato, anche perché non somiglio affatto ad un armadietto... il mio sguardo lo ha convinto a rifarmi la domanda chiedendomi se ero di lì, al che ho entusiasticamente annuito. Cercava un internet point, e l'ho aiutato dicendo che non ne avevo assolutamente idea ma che poteva provare in centro.
Me lo immagino ancora vagante, mentre cerca di contattare la famiglia o gli amici, e probabilmente da Mestre non se ne andrà mai più."

E così mi ha fatto venire in mente un aneddoto simile che mi è capitato l'unica volta che sono andato a New York. Era il 1999. O il 2000. Comunque c'erano ancora le Torri, perché ho delle foto scattate da là in cima. Insomma, c'è questo amico mio italoamericano che ha uno zio sacerdote, e che allora amministrava il culto una popolosa parrocchia di Brooklyn. Così una domenica mi ha portato a messa da lui, niente a che a vedere con i soporiferi riti nostrani in chiese mezze vuote e dall'età media di ottantacinque anni, ma fedeli variopinti e multicolori, contaminazioni gospel, saltilbanchi, mangiafuoco, ecc. Più o meno dài. Poi arriva il momento dello scambiatevi un segno di pace, e la gente comincia scambiarsi strette di mano e a dire l'uno all'altro che la pace sia con te, peace be with you in inglese, solo che io, non so perché, probabilmente perché tra due ipotesi una delle quali è strampalata io scelgo sempre quella, capisco pleased to meet you e mi stupisco e mi dico ma guarda un po' che bello che tutti si dicano piacere di conoscerti, mi piace 'sta cosa, e allora via anch'io a dire a tutti pleased to meet you oppure anche me too, per variare. Non ho mai saputo se mi capivano e facevano finta di niente, nella spensieratezza del momento. Di ritorno, in macchina, gliel'ho fatta notare la differenza al mio amico, che mi ha preso per il culo per tutto il soggiorno.

Peace be with you.

lunedì 17 marzo 2008

americani e non 2. costo della vita

Nella Germania nazista era in uso, fra altre pessime abitudini, la pratica della decimazione, ennesimo prestito dall'antica Roma: per un soldato tedesco morto si ammazzavano per vendetta dieci nemici. Ciò significa anche che per i nazisti un tedesco valeva 10 nemici. O anche 10 altri.








L'11/s a Manhattan morirono 2.986 persone. Per vendetta, Bush scatenò la Guerra al Terrorismo, il cui bilancio a febbraio di quest'anno è di 507.690 morti.

Da un quoziente di 1 a 10 siamo passati a 1 a 170. Un americano morto vale per i neocons, che pure si ispirano all'antica Roma, 170 altri.



Intanto il prezzo del petrolio è arrivato a 110 dollari. Se arriva a 170 si potrà stabilire un'interessante correlazione.

Tipo:
un americano = un barile di petrolio
un dollaro = un altro

La prima equivalenza è detta anche "Impronta ecologica".
La seconda, "Costo della vita". Pardon, di una vita.


venerdì 14 marzo 2008

americani e non 1. cittadinanza

Se non sei un cittadino americano sei un alien.

Cioè, tra loro:


e lui:

non c'è nessuna differenza.

I filoamericani a oltranza di casa nostra possono essere contenti: da questo punto di vista li stiamo superando.

venerdì 22 febbraio 2008

volontà | umore

"La volontà è più imperscrutabile del destino e uno la esercita in momenti così bruschi e buffi da rassegnarsi a quella manifestazione di sé come a dei capricci."
Erri De Luca, Non ora, non qui (1989)

"Come al solito non fu la ragione ma il mio umore a prendere la decisione."
Paul K. Feyerabend, Ammazzando il tempo. Un'autobiografia (1994)

giovedì 10 gennaio 2008

trappole | trampas

"Tal es la trampa en que acostumbran a caer las familias advenedizas, privadas de visión, que han consumido su existencia con el cuchillo sobre el presupuesto y el tenedor clavado en el ahorro. Cuando llega el momento de invertir sus ahorros, se equivocan, se equivocarán siempre, no en balde han rehusado siempre aprender la ciencia del gastar. Yo no sé [...] si es verdad que el dinero atrae el dinero; pero lo que sí puedo asegurar es que el ahorro atrae la ruina. Y ante tal axioma se comprende que existe un estado de falso bienestar fundado en el ahorro mucho más pernicioso y nocivo que la propia Ruina la cual, como decía el viejo Temístocles, nos preserva siempre de otra mayor." (Juan Benet (1967), Volverás a Región, Barcelona, Destino, 1993, p. 121)

"Tale è la trappola in cui sono solite cadere le famiglie parvenu, prive di visione, che hanno consumato l'esistenza con il coltello sul preventivo e la forchetta piantata sul risparmio. Quando arriva il momento di investire i loro risparmi, si sbagliano, si sbaglieranno sempre, non per niente si sono sempre rifiutate di imparare la scienza dello spendere. Io non so […] se è vero che il denaro attrae il denaro; ma ciò che sì posso assicurare è che il risparmio attrae la rovina. E di fronte a tale assioma si comprende che esiste uno stato di falso benessere fondato sul risparmio molto più pernicioso e nocivo della Rovina stessa la quale, come diceva il vecchio Temistocle, ci preserva sempre da un'altra maggiore." (trad. s|a)


Non vale solo per il denaro, naturalmente. Si riferisce all' apprendimento del rischio, e alla tensione tra trattenere e lasciare. Esiste anche una "città invisibile", Bersabea, in cui gli abitanti "accumulano metalli nobili e pietre rare, rinunciano agli abbandoni effimeri, elaborano forme di composita compostezza" credendo in questo modo di accumulare virtù e felicità e privandosi invece della gioia dell'abbandono, della generosità, dello staccare da sè. Ma la luce arriva a Bersabea da un astro fatto invece di tutte le cose buttate, e le comete nella volta celeste sono mosse dall'energia del "solo atto libero e felice di cui sono capaci gli abitanti di Bersabea, città che solo quando caca non è avara calcolatrice interessata." (Italo Calvino (1972), Le città invisibili, Milano, Mondadori, 1993, p. 112)

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