soglia di attenzione

Visualizzazione post con etichetta italie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italie. Mostra tutti i post

venerdì 10 aprile 2009

Mass Merda *

Io se fossi Dio maledirei per primi i giornalisti e specialmente tutti
Che certamente non sono brave persone
E dove cogli, cogli sempre bene.
Signori giornalisti, avete troppa sete
E non sapete approfittare della libertà che avete
Avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate
E in cambio pretendete
La libertà di scrivere
E di fotografare.
Immagini geniali e interessanti
Di presidenti solidali e di mamme piangenti
E in questo mondo pieno di sgomento
Come siete coraggiosi, voi che vi buttate senza tremare un momento:
Cannibali, necrofili, deamicisiani, astuti
E si direbbe proprio compiaciuti
Voi vi buttate sul disastro umano
Col gusto della lacrima
In primo piano.
Si, vabbè, lo ammetto
La scomparsa totale della stampa sarebbe forse una follia
Ma io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza
Non avrei certo la superstizione
Della democrazia.

Io se fossi Dio di Giorgio Gaber - 1980


Sitografia
- il TG1 si vanta al bar
- Matrix: le domande di Lella Volta
- Porta a Porta: no comment

__________
* Il titolo è quello di una rubrica di Giornalettismo.

martedì 16 settembre 2008

Cchessaddafàppeccampà

Adesso capisco chi parla della verginità come di un valore. A quanto pare c'è questa Raffaella Fico che ha fatto il Grande Fratello 8 (mi fido) e che dice che la dà via ancora incellofanata se qualcuno le offre un milione di euri. Da cui il proverbio, tira più un pelo di Fico che un carro di buoi.








Nella foto: la Fico durante il turno di notte alle Presse di Mirafiori, (mentre avvita una sedia, mah!) in attesa del Gentiluomo che la porterà via per impala.. impalmarla.

mercoledì 30 luglio 2008

Accogliente Italia

E così il senatore Salvo Fleres (PdL) ha proposto in commissione Bilancio del Senato un emendamento sacrosanto che modifica la norma approvata precedentemente dalla Camera, la quale avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali.

L'emendamento rende inoltre più facile l'ottenimento di tale assegno per l'immigrato, che dovrà solo dimostrare di:

- lavorare in Italia in maniera continuativa dal 1860;
- saper spiegare con parole sue che cazzo significano i versi dell'inno di Mameli (non è consentito l'uso del dizionario);
- aver combattuto sul Grappa contro gli austriaci dimostrando inequivocabile sprezzo del pericolo;
- essere abbonato al Milan o all'Atalanta da almeno 10 anni;
- saper fare 100 palleggi col piede sinistro (col destro, se mancino o senza gambe);
- saper correre i 100 metri sotto i 9 secondi e 80 centesimi;
- saper stare in apnea almeno 10 minuti;
- aver ucciso l'Idra di Lerna, catturato il Cinghiale d'Erimanto e ritirato il lasciapassare A38;
- odiare gli immigrati.

Nel caso si realizzino tutte le condizioni, all'immigrato sarà rilasciato un prezioso permesso di soggiorno di 18 minuti per far domanda di assegno sociale. Se non farà in tempo a presentarla, decadranno i diritti acquisiti e andrà in prigione senza passare dal via.

Avanguardia Italia

Oggi il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola (qui dovreste ridere) ha inaugurato vicino a Civitavecchia una centrale elettrica a carbone.

Domani è atteso in Confindustria per la presentazione in grande stile di un'invenzione che rivoluzionerà il mondo: la ruota.

lunedì 28 luglio 2008

Il fascismo spiegato ai bambini

Ovvero: chi difende il cittadino dalle forze dell'ordine?

Ripubblico l’articolo di Luca Trinchieri, già apparso qui, su Liberazione e rilanciato anche sul blog come campa mattia.

C'è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L'ora dell'aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l'entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico.

Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo. I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l'istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l'agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «Fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all'agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice – non stavo facendo nulla di male». All'agente scappa un sorriso, forse un po´ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall'agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l'orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l'ironia però quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».

Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L'uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati – 7 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.

A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi - perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque. Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell'elenco dei fermati» dice l'uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se - dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient'altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L'uomo in rosa, che ha la mia carta d'identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l'uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito – si spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta».

Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l'uomo che comanda l'operazione, quello dell'alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l'operazione concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c'è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest'inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate. Evviva.

mercoledì 23 luglio 2008

ZooTG

Sono tornato ieri notte dopo (solo) cinque giorni a Barcellona durante i quali dell'Italia non ho saputo assolutamente niente. Così, visto che oggi all'ora di pranzo ero a casa, ho acceso la tv mentre andava in onda il TG2.

Ho beccato, di seguito, tre servizi diversi su:

- una tartaruga ascetica delle Galapagos che a 190 anni non vuole più saperne di trombare e vuol essere lasciata in pace con la sua pipa e i Saggi di Montaigne;
- dei cani tenuti prigionieri in un appartamento dalla Crudelia De Mon di turno; intervistati, hanno gentilmente azzannato il polso del giornalista e pisciato sulle ruote della sua macchina;
- uno scimpanzè ribelle che non so dove ha fatto un casino della madonna, salendo su un tetto e chiedendo come contropartita per smetterla un mojito, un aereo per Cuba e due puttane.

Giuro.

Per un momento ho pensato di essere finito casualmente su un canale satellitare dove ritrasmettevano i Muppets.

Poi mi sono ricordato che ero semplicemente tornato in Italia.

lunedì 23 giugno 2008

Eliminazione Italia: scoop!

Le ore di Donadoni come CT della nazionale sono contate: stamattina il tecnico è stato sorpreso nella sua stanza, esausto e con la testa appoggiata sulla macchina da scrivere, un leggero filo di bava all'angolo sinistro della bocca. Attorno a lui pile di fogli dattiloscritti tutti uguali a quello che riportiamo, centinaia e centinaia di fogli, il furioso lavoro di quindici giorni:

andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni


All'arrivo dei medici, Donadoni è sbottato: cazzo fate qua?! dovreste essere sul fondo a crossare per Toni! Lo hanno portato via.

venerdì 13 giugno 2008

Rifiuti medici

Due fatti di cronaca offrono un'interessante possibilità di collegamento: il primo, l'incombustibile problema dello smaltimento dei rifiuti; il secondo, la vicenda della "clinica degli orrori" milanese.

In effetti, si pone ora la questione dello smaltimento dei vari dottor Mengele della clinica Santa Rita. Come trattarli?

1. Smembramento: le parti sono più facili da gestire del tutto, basta lasciare chirurghi e responsabili della clinica in mano agli ex pazienti o ai familiari delle vittime.

2. Riciclo: si monta un reality show dal titolo l'Allegro Chirurgo, ispirato al noiosissimo gioco da tavolo dei tempi andati, solo che ora si utilizzano i medici della Santa Rita per divertenti prelievi o trapianti di organi, nonché per spericolate soluzioni dettate dalla fantasia dei giocatori.

3. Rifiuti tossici: data la pericolosità dei soggetti forse è il caso di rubricarli sotto questa etichetta e trattarli di conseguenza, stoccandoli in un sito sicuro e secondo le norme europee. Procedura d'altra parte costosa e forse inutile perché è più probabile che un'esame accurato del rifiuto riveli la sua appartenenza alla categoria seguente.

4. Merde, semplicemente. Tirare l'acqua e svuotare la tazza, avendo cura che non resti intasata.

venerdì 23 maggio 2008

testa a testa

Ieri sera, a Roma, un tipo alla guida di una Mercedes ha travolto e ucciso due ragazzi in motorino. Naturalmente poi ha tirato dritto. Sembra stesse facendo una gara con un SUV. Si trattava di una gara a chi era più testa di cazzo. Per una volta il SUV ha perso.

lunedì 5 maggio 2008

nichilismo sotto vuoto spinto

Ho appena letto che Nicola Tommasoli, il ragazzo aggredito a Verona da 5 estremisti di destra, naziskin o qualunque altra fogna fossero, è dato per clinicamente morto. Degli aggressori di cui ho potuto rintracciare l'età, vedo che hanno tra i 19 e i 20 anni. E hanno ammazzato a calci e pugni una persona per il rifiuto di una sigaretta. Se non era Nicola e la sigaretta sarebbe stato qualcun altro e per qualcos'altro, bisogna in qualche modo passare il tempo nella provincia italiana. Uno è un meccanico, un altro un 'promoter finanziario'... Sono giovani di buona famiglia. Chissà che cazzo vorrà dire ormai sta cosa. Forse significa credere in valori come Dio-Patria-Famiglia-HellasVerona. Ma che dico 'credere'. Nichilismo è credere assolutamente in niente. Anzi, mi sa che questo è il superamento del nichilismo oltre il nichilismo.

È sempre qui, nel nordest, e con particolare predilezione per Verona, e non rompetemi le balle con il fatto che non bisogna generalizzare, lo so questo, che avvengono gli episodi di nichilismo più spinto. I fratelli Coen sono dei principianti. Il sonno del nordest genera mostri. Mi sembra che il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia detto che sono più gravi le contestazioni dei centri sociali (molti mentecatti anche là in mezzo, per quanto mi riguarda) a Israele durante la Fiera del Libro di Torino. Cazzo, Fini ormai mi è diventato più realista del re. Ma capisco il suo tentativo di sminuire il pestaggio, alla fine i sentimenti paterni vengono sempre fuori.

Ora mi piacerebbe che le 5 lobotomie ambulanti si facessero 30 anni di carcere. Ma tutti quanti. Tanto hanno tempo poi di rifarsi una vita. Uscirebbero ancora giovani per questo mondo in cui si è sempre giovani e irresponsabili. Invece è probabile che fra qualche anno vengano affidati a dei lavori socialmente utili. È giusto: il reinserimento e non la punizione per la punizione. Mi dispiace solo che Nicola quella sera li abbia incrociati. Ma mi dispiace davvero. Da star proprio male.


(più pacate e civili, come sempre, le riflessioni nel blog di Galatea)

Update 06 maggio: sullo stesso tema, segnalo anche il post de Il primo amore.

lunedì 21 aprile 2008

Italia Uno!

Paura paura paura paura allarme paura orrore paura paura paura paura emergenza allarme paura sicurezza paura paura paura paura paura immigrati paura paura paura paura paura paura paura albanesi paura paura emergenza paura paura rumeni paura rom paura paura paura allarme paura paura paura paura emergenza paura paura paura paura immigrazione paura abbiamo paura paura paura paura allarme paura che paura paura paura paura paura paura paura paura clandestini paura paura paura sicurezza paura molta paura paura paura paura un sacco di paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura clandestini paura allarme paura emergenza paura paura paura paura rom paura paura paura paura paura paura paura paura immigrati paura paura paura orrore paura paura paura uh che paura paura paura paura paura paura paura paura abbiamo paura paura paura sicurezza paura paura sicurezza paura paura paura paura paura paura paura paura paura clandestini paura paura paura paura paura paura cogne tette culo figa cani che freddo (in inverno) che caldo (in estate).
Che schifo (sempre).


Per chi se lo fosse perso, ho fornito il riassunto del "tg" Studio Aperto degli ultimi 15 anni e pure quello dei prossimi 15.

martedì 15 aprile 2008

irata

…ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario, mi trovo imbarazzato sorpreso ferito, per un irata sensazione di peggioramento, di cui non so parlare né so fare domande, cantava il Giovanni Lindo Ferretti prima della lobotomia, facendo eco a Pasolini, ecco come mi sento, anche se imbarazzato sorpreso ferito non dovrei esserlo più di tanto, forse solo per l’ampiezza del divario, ma è quell’irata sensazione di peggioramento che non sento da ieri sera ma da lungo tempo di cui veramente non so parlare né so fare domande, perché in testa mi si crea l’effetto nebbia di un canale televisivo mal sintonizzato, per cui non so da dove cominciare, e penso a quei quindici secondi nell’urna elettorale in cui ho deciso a chi dare il voto, e mi sembra impossibile quasi aver votato, un anno fa ero sicuro che mai più avrei legittimato nessun politico di quest’Italia almeno finché la natura non avesse fatto il suo corso e falciato un tre quarti di loro, ma poi invece non ce l’ho fatta a non votare – primi cinque secondi – e allora è stato un po’ come la tragedia greca, in cui qualunque decisione tu prendi sono cazzi, perché non esiste un’etica per uscire dal conflitto tragico se non tragicamente, e allora pensavo che se votavo PD contribuivo alla cancellazione della Sinistra e se votavo Sinistra contribuivo al ritorno dei barbari, non ve lo dico alla fine chi ho votato, che sono fatti miei e poi mi sono anche pentito, ma sarebbe stato lo stesso anche se avessi votato il contrario, mi sarei pentito ugualmente, e poi mi sono attaccato al computer e alla televisione che alla fine sono andato a letto all’una col mal di testa e mi sono messo a leggere fino alle due, Il paese mancato di Guido Crainz, che se uno si guarda indietro non potrà mai stupirsi che l’Italia voti a destra, ma questa mi sembra proprio una svolta di quelle grosse, che lasciano il segno, un segno grosso come quello lasciato da venticinque anni di tette e culi in televisione sul cervello italiota, solo che poi ascolto la dichiarazione di Diliberto, che ora bisogna tornare ai simboli, come quello che ho alle spalle dice rivolto alla falce e martello, e mi dico Diliberto lungimirante analisi, complimenti, alle prossime elezioni raccoglierai lo zero zero cinque per cento, che sommati allo zero zero tre di Ferrando, allo zero zero due di Sinistra Critica farà una tavolata da Gigi el Luganegher, in cui però sarà bello cantare Avanti Popolo tutti mbriachi, ziocane, mentre dall’altra parte i partitodemocratici adesso staranno riuniti nel loft, in un briefing del think tank, yes we can, we’re all living in a yellow submarine, ecco lo sapevo, che non sarei riuscito a parlare né a fare domande, ma solo a tenermi l’incazzatura e quest’irata sensazione di peggioramento…

Me dicen el desaparecido...







... pero esa ES la verdad.

lunedì 14 aprile 2008

De profundis...











Chi ha sbagliato, Pagliuca?

giovedì 10 aprile 2008

Berlusconi Silvio, tessera P2 n. 1816

Nella foto: Berlusconi viene presentato a Licio Gelli.


Voglio che mi sia riconosciuto: sono stato capace di resistere 4 mesi senza un post su Berlusconi. Però, visto che siamo in campagna elettorale, non fa male ricordare che il suddetto campione della libertà apparteneva alla loggia massonica Propaganda Due, meglio conosciuta come P2, i cui propositi non erano esattamente libertari.

Il cosiddetto Piano di rinascita democratica (sempre questa parola associata al suo contrario) elaborato fra il 1975 e il 1976 riteneva tra le altre cose necessario:

- rovesciare la "trimurti" sindacale;

- abolire lo statuto dei lavoratori;

- piazzare uomini "ben selezionati" nelle "posizioni chiave" dei partiti;

- sottoporre la magistratura al controllo del potere esecutivo;

- acquisire "alcuni settimanali di battaglia";

- riformare integralmente la Costituzione.

Coraggio, ancora un piccolo sforzo e poi ce l'avete fatta.

lunedì 31 marzo 2008

Augh, Grande Capo Umberto "Non si capisce più un cazzo quando parla" Bossi!

BUAAAHAHAHAHA!!!! HAHAHA!!! HA HA HAHA HAHAHA!!! HAHAHA !! AIUTO!! HAHHAHHAHAA... UFFF...

Mai negare la soddisfazione ai comici, è un lavoro d'inferno.

giovedì 27 marzo 2008

continuità

"Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent'anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent'anni abitassero un universo concentrazionario: c'era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento, comunque, spirava ancora dai loro corpi."

Pier Paolo Pasolini

"Corriere della Sera", 18 febbraio 1975; poi in Scritti corsari, Milano, Garzanti, p. 135.

lunedì 10 marzo 2008

sedicenti

Leonardo Sciascia, L'affaire Moro (1978), Milano, Adelphi, 2007, pp. 196.

Il prossimo 16 marzo saranno 30 anni dalla strage di Via Fani. Ci aspetta un'ondata di retorica e di ipocrisia. Il rapimento dell'allora presidente della Democrazia Cristiana, con l'uccisione di tutti i membri della scorta, segnò il punto più alto dell'attacco al cuore dello Stato da parte delle BR e allo stesso tempo l'inizio del loro tracollo.

Sciascia legge le lettere che Aldo Moro scrisse nella "prigione del popolo" come se fosse un commissario dei suoi romanzi - questa figura alla quale la letteratura contemporanea ha affidato spesso il compito di tessere assieme i fili di un reale sfaldato e di una società dalle trame complesse; il compito di continuare a venerare quel principio di causalità che sta alla base del logos e della metafisica occidentali. Malgré Kafka. E se l'interpretazione è una forma della volontà di potenza, cioè della volontà di aver ragione, lo scrittore siciliano di ragione ne ha da vendere.

Che alle BR sia stato lasciato, durante tutti gli anni Settanta, un controllato margine di azione da parte delle forze che avrebbero dovuto combatterle è una tesi fondata, vista l'opacità delle istituzioni italiane e dei loro rami più o meno segreti o deviati. Un'occhiata al libro di Giorgio Galli, Il partito armato. Gli "anni di piombo" in Italia, 1968-1986 (Milano, Kaos Edizioni, 1993) aiuta il sano esercizio del dubbio. A questo proposito scrive Sciascia: "[…] stando alle statistiche diffuse dal ministero degli Interni, relative alle operazioni condotte dalla polizia nel periodo che va dal rapimento di Moro al ritrovamento del cadavere, le Brigate rosse […] sono sfuggite al calcolo delle probabilità. Il che è verosimile, ma non può essere vero e reale" (p. 30). Sciascia vuol dire che le forze del disordine, durante il sequestro, si mossero rigorosamente secondo il precetto del facite ammuina.

Aldo Moro fu letteralmente sacrificato dai membri del suo partito - e da quelli di tutto l'arco costituzionale, con l'eccezione del PSI di Craxi - in nome di un'insensata "strategia della fermezza" e di un improvviso "senso dello Stato" che i democristiani di allora si inventarono di sana pianta, semplicemente perché non ce l'avevano mai avuto (p. 32).

Il presidente si considerò un "grande statista" finché non cominciarono ad arrivare le lettere ai vari Zaccagnini, Cossiga, Fanfani, Andreotti, Piccoli; finché non cominciò ad additare responsabilità: allora diventò improvvisamente un uomo incapace di intendere e di volere, plagiato e costretto a scrivere ciò che non avrebbe mai scritto. Ma non è così: Moro non scrive sotto costrizione (p. 109). E con il passare dei giorni vede sfumare ogni speranza sia di un azione di forza che lo liberi, sia di una mediazione. I suoi appelli si fanno via via amareggiati, stupefatti, disperati, indignati di fronte alla sordità e al cinismo dei notabili democristiani: "Io lo dico chiaro; per parte mia non assolverò e giustificherò nessuno" (p. 92); "Il mio sangue ricadrebbe su di voi" (p. 94); "Muoio, se così deciderà il mio partito..." (p. 113). Alla fine, Moro è semplicemente un uomo lasciato solo.

Dopo la lettera del 29 aprile, la famiglia Moro tentò invano di smuovere il colpevole immobilismo della DC con parole come macigni: "La famiglia ritiene che l'atteggiamento della DC sia del tutto insufficiente a salvare la vita di Aldo Moro. […] sappiano gli onorevoli Zaccagnini, Piccoli, Bartolomei, Galloni e Gaspari che con il loro comportamento di immobilità e di rifiuto di ogni iniziativa proveniente da diverse parti ratificano la condanna a morte di Aldo Moro. […] Egli non riesce [ad esprimere direttamente la sua volontà] senza essere dichiarato sostanzialmente pazzo dalla quasi totalità del mondo politico italiano e in prima linea dalla DC e da gruppi ad essa paralleli di sedicenti "amici" e "conoscenti" […]." (p. 119). Strano contrappasso: prima "sedicenti" erano le BR; ora lo sono i democristiani.

Visto che li conosceva bene, chissà come si sarà sentito Moro sapendo che la sua vita era nelle mani di un Francesco Cossiga o di un Giulio Andreotti. Forse un po' a disagio...

lunedì 3 marzo 2008

Il PD vuole te!

Continua la campagna del Partito Democratico alla ricerca di tipi da candidare. Dopo l'Industriale, l'Operaio Superstite, la Giovane Donna, il Generale, il Melone (in Molise, a quanto pare; vedi il post di Alessandro Robecchi) etc. si cercano persone disponibili fra le seguenti categorie:

Vigili Urbani;
Parcheggiatori Abusivi;
Tronchetto Abusivo (solo per la sezione PD di Venezia);
Possessori di SUV;
Investiti dai SUV;
Cervelli in Fuga;
Cervelli Rientrati;
Cervelli Verdi Fritti alla Riscossa;
Cavalieri della Tavola Rotonda;
Cavalieri dell'Apocalisse;
Cavalieri Jedi;
Signori di Sith;
Serial Killer;
Registi de Paura;
Macellai;
Vegetariani;
Fermenti Lattici;
Vegani;
Ufo Robot;
Personal Shoppers;
Personal Trainers;
Personal Computers;
Virus;
Antibiotici;
Macrobiotici;
Macrocefali;
Cefali.

Inviare CV e foto alla segreteria del PD.

mercoledì 23 gennaio 2008

60º anniversario

Oggi, nel Parlamento riunito in seduta comune, il Presidente della Repubblica ha celebrato il 60º anniversario della Costituzione Italiana. Non è male ricordarne brevemente la nascita.

Il 2 giugno 1946 gli italiani votano contemporaneamente il referendum che vede la vittoria della repubblica sulla monarchia (12.718.641 voti contro 10.718.502, uno scarto minimo) e i membri dell'Assemblea Costituente. In questa, "brilla il fior fiore dell'antifascismo, da Ferruccio Parri a Sandro Pertini, da Emilio Lusso a Pietro Nenni, da Palmiro Togliatti a Giovanni Gronchi, da Lelio Basso a Giuseppe Dossetti, da Arrigo Boldrini a Cino Moscatelli, da Ugo La Malfa a Giorgio La Pira." A circa un anno di distanza dal referendum, il 15 luglio 1946 i 556 "padri" costituenti incaricano il loro presidente Giuseppe Saragat di designare 75 membri, rispettando la proporzionalità dei gruppi parlamentari, affinché redigano al più presto una stesura provvisoria della Costituzione che abbia però già le caratteristiche di un "progetto finale".

La Commissione, "dopo una breve suddivisione in sottocommissioni - rivelatasi infelice - costituisce un Comitato di redazione [18 membri] che a ritmi celeri e nella massima segretezza prepara quello che con pochissimi ritocchi diventerà poi lo schema definitivo. L'aria che si respira nel Comitato - composto in prevalenza da giuristi-politici come il cattolico Costantino Mortati, l'azionista Pietro Calamandrei, il socialista Paolo Rossi, il comunista Renzo Laconi - è di una solerzia calorosa e mai insidiata da contrasti politici di fondo: i lavori procedono spediti". Anche in sede di dibattito generale, che l'Assemblea inizia il 4 marzo 1947, poco viene emendato rispetto al progetto.

L'unica spaccatura grave a cui si assiste avviene sull'articolo che prevede che i rapporti tra lo stato italiano e la chiesa cattolica siano regolati dai Patti Lateranensi del febbraio del 1929. Qui "i comunisti votano a fianco dei democristiani per non infrangere la 'pace religiosa' del paese, dividendosi dai socialisti e dalle altre forze laiche che denunciano l'abdicazione dello stato davanti a un'autorità confessionale". La solita, vecchia storia.

"Resta comunque il fatto che la Costituzione presa nel suo complesso - insieme con il passaggio alla forma repubblicana dello stato - rappresenta in linea di diritto l'unica rottura netta con il passato fascista e prefascista." La 'rigidità' che la contraddistingue era intesa proprio a protezione dai tranelli del ventennio, quando un semplice decreto con forza di legge poteva far scempio dello Statuto. È anche interessante notare che per 7 anni la Costituzione rimase praticamente inattuata per volontà della Democrazia Cristiana, il partito uscito vincitore dalle elezioni del 18 aprile 1948: "ostruzionismo di maggioranza", si chiama.

Si parla da tempo - lo ha fatto anche oggi Giorgio Napolitano - della revisione della Carta, soprattutto per ciò che riguarda la sua seconda parte che disciplina organi e poteri dello Stato. I Patti Lateranensi non si toccano, invece (Art. 7). Può darsi che alcuni cambi siano necessari a distanza di 60 anni. Tuttavia, quando leggo i nomi di chi l'ha resa possibile e guardo poi le facce in Parlamento di chi dovrebbe cambiarla, un brivido mi percorre la schiena.

Tutte le citazioni sono tratte dallo splendido libro di Silvio Lanaro, Storia dell'Italia repubblicana, Venezia, Marsilio, 1992, pp. 57-60

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Alcune delle foto presenti su questo blog sono state reperite in internet: chi ritenesse danneggiati i suoi diritti d'autore puo' contattarmi per chiederne la rimozione.