soglia di attenzione

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mercoledì 18 marzo 2009

Umorismo calmucco

- Gran bella giornata eh.

- Eh già.


Nota per i non pratici di cultura calmucca. I calmucchi sono notoriamente laconici e dopo uno scambio siffatto si allontanano ridendosela sotto i grandi baffi, decisamente soddisfatti e riconciliati, almeno per pochi istanti, con tutto il creato. Ma l'allegria dura poco, perché i calmucchi, si sa, si portano dietro una saudade seconda solo a quella dei copechi. Capisco che l'umorismo calmucco non sia di facile comprensione, ma non per questo bisogna avere una reazione di rifiuto (il più grande scrittore calmucco, Kalmyk Benet, parlava della gente che si difende da ciò che non conosce con il disprezzo), e io stesso solo dopo anni di frequentazione della cultura calmucca e di faticoso studio della sua stramba cosmologia ne ho capito la sottile ironia che si rallegra per le piccole cose, nelle espressioni sibilline e fortemente ellittiche, negli sguardi complici, nell'esternazione compostamente trattenuta. Tale compostezza deve avere ogni tanto uno sfogo, e ciò avviene nel terribile "Carnevale Calmucco", giustamente famoso, in cui i di solito compassati calmucchi si lasciano andare al principale divertimento di tale festa, lo sgambetto, motivo per cui le foto classiche del carnevale mostrano così tante persone distese per terra nei posti più impensati e gli ospedali aumentano le assunzioni di infermieri (con contratti a cottimo, cosa che fa imbestialire il sindacato calmucco e provoca inoltre il grave effetto collaterale di far sí che gli infermieri si trasformino a loro volta in sgambettatori per aumentare lo stipendio).

lunedì 16 marzo 2009

Umorismo turkmeno

- Hai letto l'Anatomia della melancolia di Richard Burton?

- Quello da cui hanno tratto il film con Liz Taylor immagino.
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domenica 8 marzo 2009

Umorismo ungherese

Una storiella ungherese racconta di due alpinisti che si perdono tra le montagne. Uno di essi ha una mappa, la estrae dalla sacca e la consulta. Dopo un po' dice al compagno: "Siamo su quella montagna laggiù".

F. La Cecla, Perdersi. L'uomo senza ambiente, Laterza, p. 10

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