soglia di attenzione

lunedì 7 aprile 2008

imperdibile

Félix de Azúa, Dizionario delle arti, Milano, Scheiwiller, 2008, pp. 333.

A distanza di tredici anni dalla prima edizione spagnola (Planeta 1995, poi Anagrama 2002) Scheiwiller pubblica la traduzione italiana del meraviglioso Dizionario delle arti di Félix de Azúa. Uno dei libri più intelligenti (e divertenti) che abbia mai letto.

In pratica sconosciuto in Italia, Azúa è da quarant'anni
in Spagna una figura fra le più importanti e influenti del panorama culturale. Poeta "novísimo" all'inizio degli anni '70, romanziere, saggista fra i più luminosi in circolazione, professore di estetica, Azúa possiede una episteme immensa ed eclettica accompagnata sempre da un'ironia disincantata. "Proprio perché non credo assolutamente in niente, non ho altro rimedio che usare l'ironia quando voglio esprimere una certa speranza o illusione. È una questione di pudore", rispondeva qualche anno fa in un'intervista. L'ironia "azuana", tuttavia, risulta una forma contundente di assertività.

Scrive l'autore nell'Introduzione all'edizione italiana:
"Questo libro […] nasce dall'inquietudine, dal disagio. Per esprimere la contraddizione tra il mio convincimento della serietà dell'Arte, e la consapevolezza che l'attuale fenomeno è solo una vendetta nei confronti della serietà dell'Arte non potevo utilizzare gli strumenti abituali del saggio. Per questa ragione, e approfittando di una congiuntura casuale, ho messo insieme un "dizionario" che permettesse di riunire, in successioni discontinue, come una serie di diapositive, frammenti a volte complementari, a volte contraddittori. Cercavo di evitare l'unità del saggio, la sua vocazione pedagogica. Mi sembrava più giusto chiarire fin dal principio che non c'era tesi, non c'era soluzione, non c'era risposta (certamente perché abbiamo dimenticato la domanda), ma solo una successione di frammenti a imitazione del modo con cui gli studenti di oggi accedono alla conoscenza: per mezzo di serie discontinue di immagini, informazioni, illustrazioni o YouTube. Di fatto, ma con grandissima modestia, ho seguito il consiglio di Walter Benjamin quando proponeva la tecnica del montaggio come strumento più appropriato per la conoscenza della società di massa. Questo dizionario è un montaggio di illuminazioni discontinue."

Buona lettura. Non ho dubbi.

giovedì 3 aprile 2008

monitoraggio

Franco Giordano (in alto sul trespolo) all’assemblea dell’Arcobaleno a Milano.







«Ma come [...] quando eravamo al governo non c'erano mai i soldi per fare nulla e adesso, in campagna elettorale, saltano fuori da tutte le parti. Noi proponiamo pensioni minime a 800 euro e salari legati all'inflazione reale calcolata in base a un nuovo paniere e con il monitoraggio di tre famiglie, al nord, al centro e al sud».
[Da “Il manifesto” del 30 marzo 2008: La Sinistra «operaia» contro l'illusione del Pd]

Mi è venuto subito in mente Kitchen Stories. Non so perché.

lunedì 31 marzo 2008

Augh, Grande Capo Umberto "Non si capisce più un cazzo quando parla" Bossi!

BUAAAHAHAHAHA!!!! HAHAHA!!! HA HA HAHA HAHAHA!!! HAHAHA !! AIUTO!! HAHHAHHAHAA... UFFF...

Mai negare la soddisfazione ai comici, è un lavoro d'inferno.

sabato 29 marzo 2008

liquidazione di resti in serie *

Signorinaeffe, di Wilma Labate, Italia, 2007.

Non sempre c'è coincidenza tra i cambi del calendario e quelli della storia, o dello Zeitgeist se vogliamo. In Italia, nel 1980, ci fu invece un evento che segnò perfettamente il cambio della decade e quello dello spirito dei tempi che si annunciavano, una serranda abbassata sugli anni 70 e un tappeto rosso tirato sugli anni 80. Furono i 35 giorni di sciopero alla Fiat, conclusisi con la più grande sconfitta nella storia delle lotte sindacali italiane.

Per avere appena un'idea di che cos'era la Fiat alla fine degli anni 60 ricavo una breve descrizione della fabbrica di Mirafiori - ma poi c'erano gli stabilimenti di Spa Stura, Lingotto, Rivalta, solo per citarne alcuni - tratta dall'Enciclopedia del 68, recentemente pubblicata da manifestolibri: "Quasi tre milioni di metri quadri per metà coperti, 37 porte d'accesso distribuite su una decina di chilometri, 22 chilometri di rete stradale interna e 40 di rete ferroviaria, catene di montaggio per 40 chilometri, gallerie sotterranee per altri 13, una popolazione operaia che nelle fasi di massima densità arriva alle 60 mila unità [!]. È la Mirafiori del 68, il principale stabilimento della FIAT, la più grande fabbrica d'Europa." (p. 150).

Ma le cifre sono enormi in tutta la vicenda. Nell'autunno del 1980 la Fiat è pronta per la resa dei conti dopo 12 anni di sfide operaie. Incombe la liquidazione del modo di produzione fordista e Mirafiori è ormai un dinosauro. L'impresa saggia il terreno l'anno prima, nell'autunno del 79, licenziando 61 operai con l'accusa di fiancheggiare il terrorismo. Sindacati e PCI non si oppongono, salvo qualche distinguo formale; lo sciopero di solidarietà allora non riesce. Nel settembre dell'anno successivo, alla ripresa del lavoro dopo le ferie estive, vengono annunciati 15 mila licenziamenti (le lettere sono nominative e questo è già motivo di divisione tra chi si salva e chi no). Parte lo sciopero e il picchettaggio alle entrate. Berlinguer stavolta compare ai cancelli. In un primo momento i licenziamenti vengono ritirati e barattati con la cassaintegrazione a zero ore per 23 mila dipendenti. Il 14 ottobre succede l'imprevisto: il "Coordinamento dei capi e dei quadri intermedi" avallato e sostenuto dall'azienda convoca un'assemblea che inaspettatamente deborda e alla fine sono in 40 mila a sfilare per le vie di Torino contro gli operai in sciopero.

Il giorno dopo i sindacati devono ammettere la sconfitta. Dei 23 mila cassintegrati pochissimi rientreranno in fabbrica. Dal 1980 al 1986 gli operai Fiat passeranno da 212 mila a 129 mila. Le statistiche dell'epoca parlano di circa 300 suicidi tra i licenziati. Da qui in avanti comincia l'erosione dei diritti conquistati, fino al presente, in cui sono diventati un lusso.

Ah sì, il film. Il film mette in scena tre generazioni di operai: il padre di Emma, entrato in Fiat negli anni 50 con l'ondata migratoria del "boom", l'epoca di Valletta e delle schedature dei "rossi" (per un decennio, fino al 62, non si sciopera); Sergio, entrato nel 67 e protagonista delle lotte che sfociano nell'autunno caldo del 69; il più giovane, Antonio, entrato a metà anni 70, un alieno anche per Sergio (più o meno come erano diversi i movimenti del 68 e quello del 77). Poi ci sarebbe il triangolo amoroso Sergio-Emma-Silvio, che dura il tempo che dura la lotta. Su questo non ci spendo troppo, ero andato a vedere il film per la "grande narrazione". Mi innamoro comunque anch'io di Valeria Solarino, ma finisco per innamorarmi sempre della protagonista, o della principessa, etc. etc.

Signorinaeffe è stato salutato bene al Festival di Torino, non troppo dalla critica.

Per la (breve) ricostruzione ho consultato:
- AA. VV.,
Enciclopedia del 68, manifestolibri, pp. 150-53;
- Nanni Balestrini, Primo Moroni,
L'orda d'oro, Feltrinelli, pp. 646-47;
- Silvio Lanaro,
Storia dell'Italia repubblicana, Marsilio, p. 471.
- Guido Crainz,
Il paese mancato, Donzelli, pp. 584-87.

Le cifre sui licenziamenti e le casseintegrazioni discordano nelle varie fonti.


* il titolo allude a una raccolta di poesie di Manuel Vázquez Montalbán, Liquidación de restos de serie (1969-72) (ma lì ciò che si liquidava era "solo" la vecchia poesia, vele spiegate verso il posmoderno) e fa il paio con il post del 18 marzo, anche se di senso contrario.

giovedì 27 marzo 2008

continuità

"Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent'anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent'anni abitassero un universo concentrazionario: c'era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento, comunque, spirava ancora dai loro corpi."

Pier Paolo Pasolini

"Corriere della Sera", 18 febbraio 1975; poi in Scritti corsari, Milano, Garzanti, p. 135.

martedì 25 marzo 2008

tuesday's post

All of my life I've tried so hard
Doing my best with what I had
Nothing much happened all the same

Something about me stood apart
A whisper of hope that seemed to fail
Maybe I'm born right out of my time
Breaking my life in two

David Bowie, Thursday's Child


Da qualche giorno in loop sullo stereo... Non è un gran bel momento, in effetti.
Decisamente la più bella canzone di Bowie. Il video non riesco a guardarlo senza un qualche groppo in gola. In effetti, non è un gran bel momento. Avrà ragione Edgar Allan Poe che bellezza e malinconia sono inseparabili.

giovedì 20 marzo 2008

De(con)structing Dylan

Io non sono qui (I'm Not There), di Todd Haynes, USA, 2007.

Gli apocrifi di Bob Dylan. Come Fernando Pessoa o Antonio Machado (sì, lo so che quelli di Pessoa sono "eteronimi" e non apocrifi). Non mi è mica piaciuto. Sarà che invecchio, ma gli esercizi di stile ormai fatico a digerirli. Così come le opere troppo oniriche (avanguardiste? mah...). Esempi del primo tipo: Intrigo a Berlino di Soderbergh (fra i produttori di Io non sono qui, tra l'altro); del secondo: L'arte del sogno di Gondry. Entrambi letali.

Colonna sonora ovviamente strepitosa: oltre al menestrello nelle sue varie tappe, Stephen Malkmus, Mark Lanegan, Yo la tengo, Cat Power, Calexico, (drum roll) Sonic Youth e molti altri. Peccato che questi ultimi siano finiti nella seconda parte dei titoli di coda, momento in cui mi prende un coccolone.

Adesso dovrò anche rivederlo perché fra gli attori compare Kim Gordon e dev'essermi sfuggito il cameo.

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