soglia di attenzione

giovedì 29 maggio 2008

link divino

Per chi ha rapporti un po' problematici con la trascendenza e cerca risposte, faccio cosa buona segnalando questo meraviglioso sito:



ConoscereDio.com

È possibile anche scaricare Dio in formato pdf.


(Fra i vari modi di buttare in vacca la questione fondamentale della vita umana, il fatto che dovrò morire e non riesco a farmelo piacere, creare un sito simile è uno fra i tanti. Che splendore l'abisso tra Dio e il .com, assolutamente sublime)

mercoledì 28 maggio 2008

Venezia è bella (ma non ci vivrei)

Le differenze tra Disneyland o Mirabilandia o l’Acquafun di Riccione e Venezia ormai sono impercettibili. Di giorno poi, scompaiono completamente. Per questo alcuni veneziani escono solo col buio, come i pippistrelli, ma non trovando più nessuno per strada, si deprimono e tornano a casa mugugnando. Non ci sono mezze misure a Venezia. Una casa su due è vuota o sfitta o è la seconda, terza, quarta casa di chi arriva in città solo quando c’è qualcosa da vedere. L'altra metà è un bed & breakfast. A Venezia succede tutto tra l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre: Festival del Cinema, Regata Storica, vernissage della Biennale Architettura, Festa dell’Unità, di Liberazione... Ciò è anche noto come "ottima programmazione". C’è chi è entrato ad una festa nel Palazzo Veneziano di Turno il 27 di agosto e si è arenato il 9 settembre nella spiaggia dell'Excelsior al Lido, visibilmente provato ma contento, e scambiando l'eccezione per la regola ha raccontato in giro a centinaia di bocche aperte e suggestionabili la magia della città lagunare. Quando il suggestionato a sua volta arriva, dopo il 9 settembre, è rimasto ad accoglierlo solo la simpatica orda di gondolieri, tassisti, baristi, menù turistico, pizza a metro, vetro, maschere e merletti autenticamente made in China.

A volte in quella che sembrava una casa abbandonata si apre un balcone cigolante da cui si affaccia un anziano di 120 – 130 anni che chiede al passante notizie sulla salute di Vittorio Emanuele III. Siccome il passante è al 99 per cento un turista, guarda interdetto l'apparizione spettrale, la flasha implacabile e l’anziano perde l’ultima diottria che gli rimaneva. Si calcola che durante una vita un veneziano subisca suo malgrado 25 milioni di scatti. Da cui l’abbronzatura perenne, che qualcuno spaccia per seconda casa a Cortina. Ormai il turista aspetta il veneziano all’uscita di casa: guarda, un residente! Flash! Che strano, ma come è fatto? Non toccarlo! Flash! Mamma posso dargli da mangiare? Flash! Alcuni se ne vanno delusi perché il residente non è uscito con la maschera da dottore della peste, o con una parrucca di dieci chili, un neo falso tra il naso e le labbra e la faccia imbiancata, fischiettando Vivaldi. Nonostante ciò, qualcuno ci prova lo stesso, gli tira una moneta e gli chiede "Le quattro stagioni”; qualcun altro, dieci euro e una prosciutto e funghi.

Del Carnevale non parlo. Di solito me ne vado per improrogabili impegni completamente inesistenti.

venerdì 23 maggio 2008

testa a testa

Ieri sera, a Roma, un tipo alla guida di una Mercedes ha travolto e ucciso due ragazzi in motorino. Naturalmente poi ha tirato dritto. Sembra stesse facendo una gara con un SUV. Si trattava di una gara a chi era più testa di cazzo. Per una volta il SUV ha perso.

giovedì 22 maggio 2008

cose di casa

A volte il mio frigorifero raggiunge livelli di vuoto così spinto che quando lo apro vengo risucchiato dentro e mi tocca rimanere raggomitolato nel reparto verdure finché qualcuno non lo riapre. C'è solo una cosa che mi fa inevitabilmente andare a far la spesa: quando finisce anche il caffè (sí, lo metto in frigo, si conserva meglio l'aroma). Esco.

mercoledì 21 maggio 2008

Il miglior Juan Marsé


Juan Marsé, Adiós muchachos, Frassinelli, 2007.


Per uno di quegli insondabili misteri che in Italia regola la scelta sia dei titoli dei film stranieri in uscita nelle nostre sale, che di quelli delle traduzioni italiane della letteratura straniera, Frassinelli ha scelto inspiegabilmente Adiós muchachos per intitolare la traduzione di Si te dicen que caí di Juan Marsé. Perché poi dare un titolo diverso dall'originale ma sempre in spagnolo? Boh. Muchachos è pure cacofonico, ma immagino faccia subito molto Spagna - un po' come Andale andale fa subito Speedy González e Messico (visto però dalla Warner Bros) - e in questo momento la Spagna tira un sacco, soprattutto fra gli italoscontenti.

(Si te dicen que caí - "Se ti dicono che sono caduto" - è un verso di "Cara al sol", l'inno della Falange scritto da Dionisio Ridruejo, figura capitale della storia spagnola del secolo scorso, il più intelligente e lucido ideologo del fascismo oltrepirenaico, convertitosi in seguito in un convinto assertore della democrazia e per questo più volte incarcerato. Le parole della canzone diventano poi uno dei molti fils rouges intratestuali del romanzo, che ha come armatura la variazione di una serie di motivi, cosa che provoca non poca confusione al lettore che vuole metter ordine nella storia. Anzi, già che ci sono, lasciate perdere, non è possibile arrivare a chiarire gli eventi, quindi rilassatevi e godetevi la lettura lasciando fuori di casa la volontà di potenza.)

Non voglio però dilungarmi troppo. Dico subito che non ho potuto controllare la traduzione perché dalle mie parti non l'ho trovato in libreria (parentesi: la situazione librerie a Venezia fa letteralmente schifo). Comunque, volevo scrivere questo post per raccomandare ai lettori italiani, malgrado il pistolotto iniziale, quello che è senza ombra alcuna uno dei più grandi romanzi scritti in lingua spagnola. Quindi non mi riferisco solo alla Spagna, ma a tutto il mondo ispanofono. Anzi, non credo di esagerare se dico che è uno dei più bei romanzi che siano mai stati scritti e basta, perché poi mettere frontiere alla letteratura che è una delle poche cose di questo mondo che le rifiuta.

Il libro fu scritto da Marsé all'inizio degli anni Settanta, ma la prima edizione del 1973 è messicana, perché non avrebbe mai passato la censura franchista. Dopo la morte di Franco, nel 1975, finalmente poté essere pubblicato anche in Spagna, nel 1976, non senza subire un temporaneo sequestro. Nel 1977 era in cima alle classifiche.

È la storia di un gruppo di ragazzini che malvivono nella disastrata Barcellona del dopoguerra e che si tengono per mano raccontandosi delle aventis, delle storie in cui la cruda realtà che li circonda si mescola inestricabilemente alla finzione. Il dopoguerra spagnolo non è naturalmente quello del resto d'Europa, ma quello che comincia nella primavera del 1939 con la vittoria di Franco nella Guerra Civile. Adiós muchachos (uff..) è soprattutto un poetico, duro, emozionato ed emozionante addio all'infanzia e i protagonisti sono assolutamente indimenticabili. Più ci penso e più mi dico che Marsé ha scritto proprio un capolavoro. Spero che la traduzione gli abbia fatto onore.



La copertina della prima edizione del 1973, per la messicana Novaro, con l'emblematica copertina del Saturno di Goya.

martedì 20 maggio 2008

tesi di filosofia della storia

I
La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

II
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Eugenio Montale, "La storia" in Tutte le poesie, Mondadori, 1990, pp. 323-24

giovedì 15 maggio 2008

Governo ombra (visto da Venezia)

E così, in stile anglosassone, l'opposizione ha varato il suo Governo Ombra. Ora, non so nelle altre parti d'Italia, ma a Venezia un governo "ombra", non viene preso molto sul serio. Più che di inglese, sa di cabernet.

Amici assicurano di aver visto ieri sera, verso le otto, i governanti ombra entrare alla chetichella Da Bepi, un bàcaro a Cannaregio (alla chetichella perché Da Bepi c'è ancora la foto di Berlinguer appesa al muro).

Malgrado la precauzione iniziale, alle dieci e mezza si poteva ascoltare per mezzo sestiere, perché veniva cantato piuttosto sgangheratamente, l'inno del PD:

"E se son pallidaaaa, come una strassaaaaa,
vinassa, vinassa e fiaschi de vin!!!"

Alle undici e un quarto Enrico Letta ha sorpreso tutti eseguendo inaspettatamente bene "Le 40 canzonette".

Rutelli invece è volato fuori del bar verso mezzanotte meno dieci perché ormai ubriaco perso ha palpato il culo alla signora Maria.

Verso le due è passato Cacciari a salutare, quando ormai l'allegra combriccola era nella fase degli "insultos al clero y apoteosis final". Non gli è restato che cacciarli dalla Serenissima e dichiararli persone non grate.

martedì 13 maggio 2008

Di rasoi e lamette

Non ho nessun rispetto per chi si rade con rasoi che abbiano più di due lame.

Prendiamo il Gillette. È cominciato tutto con il Sensor, una quindicina di anni fa. Un bilama con la sciolina. Ma funzionava bene. Solo che le lamette sono andate progressivamente aumentando di prezzo. Adesso, le lamette del primo Sensor si trovano solo al mercato nero e costano come il tartufo. Dopo il Sensor, la Gillette ha pensato che il progresso fosse aggiungere ogni due tre mesi una lama. Il Gillette Fusion ne ha cinque, più una pompetta che spruzza l'antigelo sulle guance, il servosterzo e l'airbag anche per il passeggero. Alcuni rasoi invece devi metterli in freezer prima di usarli. Vanno serviti con menta, rum e soda. Ma non radetevi se poi dovete guidare. Ce ne sono anche con le pile! Ne ho visto uno con le bombole, per radersi sott'acqua (con fiocina come optional).

La Gillette ha ora annunciato che il prossimo modello avrà 7 lame che si suddivideranno l'oneroso compito di tagliare il pelo:

la prima gli telefona per l'appuntamento;
la seconda lo accoglie e lo fa mettere comodo;
la terza lo distrae con amene conversazioni;
la quarta all'improvviso grida "guarda là!", indicando fuori dalla finestra;
la quinta ne approfitta e taglia il pelo;
la sesta si scusa per lo stratagemma;
la settima presenta il conto.

venerdì 9 maggio 2008

fuochi nella notte

Yo me pregunto a veces si la noche
se cierra al mundo para abrirse o si algo
la abre tan de repente que nosotros
no llegamos a su alba, al alba al raso
que no desaparece porque nadie
la crea: ni la luna ni el sol claro.
Mi tristeza tampoco llega a verla
tal como es, quedándose en los astros
cuando en ellos el día es manifiesto
y no revela que en la noche hay campos
de intensa amanecida apresurada
no en germen, en luz plena, en albos pájaros.
Algún vuelo estará quemando el aire,
no por ardiente sino por lejano.
Alguna limpidez de estrella bruñe
los pinos, bruñirá mi cuerpo al cabo.
¿Qué puedo hacer sino seguir poniendo
la vida a mil lanzadas del espacio?
Y es que en la noche hay siempre un fuego oculto,
un resplandor aéreo, un día vano
para nuestros sentidos, que gravitan
hacia arriba y no ven ni oyen abajo.
Como es la calma un yelmo para el río
así el dolor es brisa para el álamo.
Así yo estoy sintiendo que las sombras
abren su luz, la abren, la abren tanto
que la mañana surge sin principio
ni fin, eterna ya desde el ocaso.

in: Claudio Rodríguez, Don de la ebriedad (1953)

giovedì 8 maggio 2008

ministri e ministeri

Roberto Calderoli è Ministro per la Semplificazione. La regola operativa sarà semplice: ogni legge dovrà essere comprensibile per Roberto Calderoli.

lunedì 5 maggio 2008

nichilismo sotto vuoto spinto

Ho appena letto che Nicola Tommasoli, il ragazzo aggredito a Verona da 5 estremisti di destra, naziskin o qualunque altra fogna fossero, è dato per clinicamente morto. Degli aggressori di cui ho potuto rintracciare l'età, vedo che hanno tra i 19 e i 20 anni. E hanno ammazzato a calci e pugni una persona per il rifiuto di una sigaretta. Se non era Nicola e la sigaretta sarebbe stato qualcun altro e per qualcos'altro, bisogna in qualche modo passare il tempo nella provincia italiana. Uno è un meccanico, un altro un 'promoter finanziario'... Sono giovani di buona famiglia. Chissà che cazzo vorrà dire ormai sta cosa. Forse significa credere in valori come Dio-Patria-Famiglia-HellasVerona. Ma che dico 'credere'. Nichilismo è credere assolutamente in niente. Anzi, mi sa che questo è il superamento del nichilismo oltre il nichilismo.

È sempre qui, nel nordest, e con particolare predilezione per Verona, e non rompetemi le balle con il fatto che non bisogna generalizzare, lo so questo, che avvengono gli episodi di nichilismo più spinto. I fratelli Coen sono dei principianti. Il sonno del nordest genera mostri. Mi sembra che il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia detto che sono più gravi le contestazioni dei centri sociali (molti mentecatti anche là in mezzo, per quanto mi riguarda) a Israele durante la Fiera del Libro di Torino. Cazzo, Fini ormai mi è diventato più realista del re. Ma capisco il suo tentativo di sminuire il pestaggio, alla fine i sentimenti paterni vengono sempre fuori.

Ora mi piacerebbe che le 5 lobotomie ambulanti si facessero 30 anni di carcere. Ma tutti quanti. Tanto hanno tempo poi di rifarsi una vita. Uscirebbero ancora giovani per questo mondo in cui si è sempre giovani e irresponsabili. Invece è probabile che fra qualche anno vengano affidati a dei lavori socialmente utili. È giusto: il reinserimento e non la punizione per la punizione. Mi dispiace solo che Nicola quella sera li abbia incrociati. Ma mi dispiace davvero. Da star proprio male.


(più pacate e civili, come sempre, le riflessioni nel blog di Galatea)

Update 06 maggio: sullo stesso tema, segnalo anche il post de Il primo amore.

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