soglia di attenzione

domenica 30 novembre 2008

Piove

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c'è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia,
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l'assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l'ha ordinato.

Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull'uomo indiato, sul cielo,
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.

Eugenio Montale, Tutte le poesie, Milano, Mondadori , 1990, pp. 345-46.

martedì 11 novembre 2008

Sospensione delle trasmissioni











s|a si prende una lunga (non so ancora se definitiva) pausa di riflessione.

Un abbraccio virtuale e un ringraziamento di cuore ai quattro lettori del blog.

giovedì 6 novembre 2008

Io la mia parte l'ho fatta...

Se un giorno succede qualcosa a Del Piero, il mandante è Casillas. Sappiatelo.

martedì 28 ottobre 2008

Suprematisti?

I due simpatici elementi nella foto sono dei suprematisti ariani - non ridete - e qualche tempo fa volevano assassinare Barack Obama.

Quest'altro, invece, non è Sloth dei Goonies, ma è anche lui un suprematista ariano che pure voleva ammazzare Obama.

Io l'ideale ariano me lo ricordavo un po' diverso.

sabato 18 ottobre 2008

Intervallo musicale




Il Genio - Pop porno

Thanx Monica (2)

mercoledì 15 ottobre 2008

martedì 14 ottobre 2008

Juan Benet

"La coscienza e la realtà si compenetrano a vicenda: non si isolano ma nemmeno si identificano, anche quando l’una e l’altra non sono che abitudini. Rare volte un evento non abituale riesce a impressionare la coscienza dell’adulto senza dubbio perché il suo sapere l’ha rivestita di una pellicola protettiva, formata da immagini acquisite, che non solo lubrifica l’attrito quotidiano con la realtà ma le serve per riferirlo a un campionario familiare di emozioni. A volte, tuttavia, qualcosa attraversa quella delicata gelatina che la memoria estende ovunque – sebbene non conosce né nomina – per mostrarsi in tutta la sua crudezza e ferire una coscienza indifesa, sensibile e paurosa che solo per mezzo della ferita potrà segregare il nuovo umore che la protegga; e allora si converte in un’abitudine riflessa, in conoscenza fittizia, in simulazione poiché, in verità, la paura, la pietà o l’amore non si arrivano mai a conoscere. C’è una parola per ognuno di quegli istanti che, sebbene l’intelletto riconosce, la memoria mai ricorda; non si trasmettono nel tempo e nemmeno si riproducono perché qualcosa – l’abitudine, l’istinto forse – si preoccuperà di zittirli e rilegarli a un tempo di finzione. Solo quando si produce quell’istante un’altra memoria – non compiacente e in qualche modo involontaria, che si alimenta di paura ed estrae le sue risorse da un istinto opposto a quello di sopravvivenza, e da una volontà contraria all’ansia di dominio – sveglia e illumina un tempo – non lo misurano gli orologi né i calendari, come se la sua densità impedisse il movimento delle pendole e degli ingranaggi al suo interno – che manca di ore ed anni, non ha passato né futuro, non ha nome perché la memoria ha obbligato se stessa a non legittimarlo; può solo contare su uno ieri cicatrizzato nella cui insensibilità si misura la magnitudine della ferita."
[traduzione mia]

[La conciencia y la realidad se compenetran entre sí: no se aíslan pero tampoco se identifican, incluso cuando una y otra no son sino costumbres. Raras veces un suceso no habitual logra impresionar la conciencia del adulto sin duda porque su conocimiento la ha revestido de una película protectora, formada de imágenes adquiridas, que no sólo lubrifica el roce cotidiano con la realidad sino que le sirve para referirlo a un muestrario familiar de emociones. Pero en ocasiones algo atraviesa esa delicada gelatina que la memoria extiende por doquier – aunque no conoce ni nombra – para asomar con toda su crudeza y herir a una conciencia indefensa, sensible y medrosa que sólo a través de la herida podrá segregar el nuevo humor que la proteja; y entonces se convierte en una costumbre refleja, en conocimiento ficticio, en disimulo ya que, en verdad, el miedo, la piedad o el amor no se llegan nunca a conocer. Hay una palabra para cada uno de esos instantes que, aunque el entendimiento reconoce, la memoria no recuerda jamás; no se transmiten en el tiempo ni siquiera se reproducen porque algo – la costumbre, el instinto quizá – se preocupará de silenciar y relegar a un tiempo de ficción. Sólo cuando se produce ese instante otra memoria – no complaciente y en cierto modo involuntaria, que se alimenta del miedo y extrae sus recuerdos de un instinto opuesto al de supervivencia, y de una voluntad contraria al afán de dominio – despierta y alumbra un tiempo – no lo cuentan los relojes ni los calendarios, como si su propia densidad conjure el movimiento de los péndulos y los engranajes en su seno – que carece de horas y años, no tiene pasado ni futuro, no tiene nombre porque la memoria se ha obligado a no legitimarlo; sólo cuenta con un ayer cicatrizado en cuya propia insensibilidad se mide la magnitud de la herida.]

Juan Benet, Volverás a Región (1967), Barcelona, Destino, 1993, pp. 92-93.

venerdì 19 settembre 2008

Italians speak better

Vanessa Valentine scrive nel suo post più recente:
"Stamattina ho avuto la conferma di un sospetto che mi rodeva da tempo: la laurea a suo tempo conquistata nel prestigioso ateneo patavino l'ho avuta grazie ai punti Barilla.
Un piacente ragazzo (inglese, scozzese, mah) mi ha fermata, in piazza. Le sue parole sono state: are you a local?, e cioè se ero del posto. Ma il mio torpido cervellino ha capito "are you a locker?", e cioè se ero un armadietto, domanda che mi ha effettivamente spiazzato, anche perché non somiglio affatto ad un armadietto... il mio sguardo lo ha convinto a rifarmi la domanda chiedendomi se ero di lì, al che ho entusiasticamente annuito. Cercava un internet point, e l'ho aiutato dicendo che non ne avevo assolutamente idea ma che poteva provare in centro.
Me lo immagino ancora vagante, mentre cerca di contattare la famiglia o gli amici, e probabilmente da Mestre non se ne andrà mai più."

E così mi ha fatto venire in mente un aneddoto simile che mi è capitato l'unica volta che sono andato a New York. Era il 1999. O il 2000. Comunque c'erano ancora le Torri, perché ho delle foto scattate da là in cima. Insomma, c'è questo amico mio italoamericano che ha uno zio sacerdote, e che allora amministrava il culto una popolosa parrocchia di Brooklyn. Così una domenica mi ha portato a messa da lui, niente a che a vedere con i soporiferi riti nostrani in chiese mezze vuote e dall'età media di ottantacinque anni, ma fedeli variopinti e multicolori, contaminazioni gospel, saltilbanchi, mangiafuoco, ecc. Più o meno dài. Poi arriva il momento dello scambiatevi un segno di pace, e la gente comincia scambiarsi strette di mano e a dire l'uno all'altro che la pace sia con te, peace be with you in inglese, solo che io, non so perché, probabilmente perché tra due ipotesi una delle quali è strampalata io scelgo sempre quella, capisco pleased to meet you e mi stupisco e mi dico ma guarda un po' che bello che tutti si dicano piacere di conoscerti, mi piace 'sta cosa, e allora via anch'io a dire a tutti pleased to meet you oppure anche me too, per variare. Non ho mai saputo se mi capivano e facevano finta di niente, nella spensieratezza del momento. Di ritorno, in macchina, gliel'ho fatta notare la differenza al mio amico, che mi ha preso per il culo per tutto il soggiorno.

Peace be with you.

martedì 16 settembre 2008

Cchessaddafàppeccampà

Adesso capisco chi parla della verginità come di un valore. A quanto pare c'è questa Raffaella Fico che ha fatto il Grande Fratello 8 (mi fido) e che dice che la dà via ancora incellofanata se qualcuno le offre un milione di euri. Da cui il proverbio, tira più un pelo di Fico che un carro di buoi.








Nella foto: la Fico durante il turno di notte alle Presse di Mirafiori, (mentre avvita una sedia, mah!) in attesa del Gentiluomo che la porterà via per impala.. impalmarla.

lunedì 11 agosto 2008

Le campane di S. Giobbe

(Liberamente ispirato alle ultime 6 parole del post Le Campane di Castelnuovo Rangone di Smeriglia)

Ho pensato spesso di presentarmi alle 7 di mattina sulla porta della chiesa, cercare il curato e dirgli: Parliamone. D'altra parte ho anche pensato spesso di comprarmi un bazooka e dalla finestra della mia camera sparare un missile terra-aria sul campanile.

Domenica, ore 07.oo
Ronf, snarl, ronf, snDINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN (un quarto d'ora)

Tachicardia e bestemmie del sottoscritto

Ore 12.00
Sigla del TG3
Gentili telespettatori buonDINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Governo DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN inflazione DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN bombardano DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Sigla del TG3 DINDONDAN DINDONDAN (un quarto d'ora)

Bestemmie del sottoscritto.

Ore 15.23
Tic tic tic - tic tic tic tic tic tic
Tuuu tuuu tuuu...
Cris: Ciao Ste.
Ste: Ciao Cris, stasera vieni a DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Cris? Non capisco un cazzo! DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Ti richiamo dopo. DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN

Bestemmie del sottoscritto. Richiamo dopo un quarto d'ora.

Ore 18.42
Lei: Ste, ti devo dire una cosa importante.
Ste: Che c'è?
DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Lei: Io me ne vado. DINDONDAN DINDONDAN, Ste: Cosaaa? DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Lei: Ti lascio. DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Ste: Ehhhh? DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Lei: Tra noi è finita. Se ne va DINDONDAN DINDONDAN Ste: Mah. DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN (un quarto d'ora)

Ore 22.17
Mike: Siamo qua tutt'orecchi, ispettore, chi è l'assassino?
Derrick: L'assassino è DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN Titoli di coda DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN (un quarto d'ora)

Bestemmie del sottoscritto.

Ore 00.38.
Vi giuro ragazzi che è proprio cosDINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN DINDONDAN (un quarto d'ora)

Mavaffanculovà.


Fioretto alla Madonna a squadre

Oggi su Spinoza:

Oulimpo - Discipline olimpiche potenziali

Tuffi dalla fossa olimpica;
Nuoto grecoromano;
Ginnastica ritmica sui 3000 siepi;
Triathlon con l’arco;
Salto con l’asta sincronizzato.

(continuate pure)


L'importante è partecipare.
.

sabato 9 agosto 2008

Non si finisce mai di imparare

PECHINO. George Bush critica la Cina sulla questione del rispetto dei diritti umani: non sapevo che Guantánamo fosse cinese.

Vladimir Putin* rivisita a suo modo la "tregua olimpica": d'ora in poi si aspetterà l'apertura dei giochi per attaccare.


* (non crederete mica che sia davvero quell'altro che comanda in Russia?)

giovedì 7 agosto 2008

Polizia sovrana

da Giorgio Agamben, Mezzi senza fine. Note sulla politica, Torino, Bollati Boringhieri, 1996, pp. 83-86.

[L]a polizia, contrariamente all'opinione comune che vede in essa una funzione meramente amministrativa di esecuzione del diritto, è forse il luogo in cui si mostra a nudo con maggior chiarezza la prossimità e quasi lo scambio costitutivo fra violenza e diritto che caratterizza la figura del sovrano.
[…]
Se il sovrano è, infatti, colui che, proclamando lo stato di eccezione e sospendendo la validità della legge, segna il punto di indistinzione fra violenza e diritto, la polizia si muove sempre, per così dire, in un simile "stato di eccezione". Le ragioni di "ordine pubblico" e di "sicurezza", di cui essa si trova in ogni singolo caso a dover decidere, configurano una zona di indistinzione fra violenza e diritto esattamente simmetrica a quella della sovranità.
[…]
Di qui l'esibizione delle armi che caratterizza in ogni tempo la polizia. Decisiva non è tanto qui la minaccia a chi trasgredisce il diritto […] quanto l'esposizione di quella violenza sovrana di cui era testimonianza la prossimità fisica tra console e littore.
Questa imbarazzante contiguità fra sovranità e funzione di polizia si esprime nel carattere di intangibile sacralità che, negli antichi ordinamenti, accomuna la figura del sovrano e quella del boia.
[…]
L'ingresso della sovranità nella figura della polizia non ha quindi nulla di rassicurante. Ne è prova il fatto, che non cessa di sorprendere gli storici del Terzo Reich, che lo sterminio degli ebrei fu concepito esclusivamente come un'operazione di polizia. È noto che non si è mai potuto trovare un solo documento in cui il genocidio fosse attestato come decisione di un organo sovrano […].
Ma l'investitura del sovrano come questurino ha un altro corollario: essa rende necessaria la criminalizzazione dell'avversario.
[…]
Questo progressivo slittamento della sovranità verso le zone più oscure del diritto di polizia ha, però, almeno un aspetto positivo, che conviene qui segnalare. Ciò di cui i capi di Stato, che si sono slanciati con tanta solerzia nella criminalizzazione del nemico, non si rendono conto, è che questa criminalizzazione può ritorcersi in qualsiasi momento contro di essi. Oggi non c'è sulla terra un capo di Stato che non sia in questo senso virtualmente un criminale. Chiunque oggi vesta la triste redingote della sovranità sa di poter essere un giorno trattato come criminale dai suoi colleghi. E certamente non saremo noi a compiangerlo. Perché il sovrano, che ha acconsentito di buon grado a presentarsi in veste di sbirro e carnefice, mostra ora alla fine la sua originaria prossimità col criminale.

[Volare alto per una boccata d'aria ogni tanto fa bene, che a livello terra il fetore è insopportabile.]

lunedì 4 agosto 2008

Fuori gli italiani dall'Italia

È strano: c'è chi non si sente più padrone in casa propria a causa degli immigrati: io non mi sento più a casa mia per colpa degli italiani.

venerdì 1 agosto 2008

limiti invalicabili

(ANSA). 2008-08-01 12:30 - Giornata epocale per la scienza: nel giro di poche ore è stato dato l'annuncio della scoperta dell'acqua su Marte e di un neurone nel cervello di Maurizio Gasparri.

(ANSA). 2008-08-01 13:15 - Ehmm, no, la seconda parte è stata un falso allarme.

la grande morìa delle vacche

Da un pezzo volevo postare un omaggio a Totò. Anzi a Totò e Peppino, che per me Peppino sta allo stesso livello nel piedistallo. Li amo sconsideratamente. Questo blog ha avuto un'effimera preistoria come "Posalaquaglia & Posalaquaglia - False testimonianze". Etichetta che non escludo risorga.




I miei 5 film preferiti della coppia sono, in ordine:

1. Totò, Peppino e la malafemmina, di C. Mastrocinque
2. La banda degli onesti (anche citato come I falsari), di C. Mastrocinque
3. Totò, Peppino e i fuorilegge, di C. Mastrocinque
4. La cambiale, di C. Mastrocinque
5. Totò, Peppino e la dolce vita, di S. Corbucci

bonus tracks (in cui può comparire Aldo Fabrizi al posto di Peppino):

6. Letto a tre piazze, di Steno
7. I tartassati, di Steno
8. Signori si nasce, di M. Mattoli
9. Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi, di M. Mattoli
10. Guardie e ladri, di Steno - Monicelli

Eh lo so che ne sono rimasti fuori, ne ha girati più di 100.

Poi ci sarebbe da includere I soliti ignoti di M. Monicelli, in cui Totò fa l'immortale Dante Cruciani ma questo film non è nella topten dei film di Totò, è semplicemente il mio film preferito.

(visitate antoniodecurtis.com)

giovedì 31 luglio 2008

lepidotteri lascivi

"Solo mi ristora il televisore, utensile a me sconosciuto, ma di somma utilità per misurare l’implacabile distruzione a cui è sottoposto il genere umano. Una banda di malati mentali ha assunto il potere mondiale e prepara la sua autodistruzione mediante la frittura spirituale delle masse. Mi piacciono disordinatamente i quiz; sono come interrogatori della polizia, con tortura e tutto, ma animati da un pubblico che ride molto e batte le mani. C’è anche una sezione “informativa” molto graziosa: le immagini corrispondono sempre a un’altra cosa o sono di vari anni prima o di paesaggi alpini o di farfalle fornicando; appaiono con frequenza dei personaggi chiamati “politici” e spiegano quello che hanno mangiato a colazione, come stanno di salute, se si compreranno degli altri pantaloni e via di seguito. È più istruttivo di tutta la filosofia morale del XVII secolo."

Félix de Azúa, Diario de un hombre humillado, Barcelona, Anagrama, 1987, p. 219.

mercoledì 30 luglio 2008

Accogliente Italia

E così il senatore Salvo Fleres (PdL) ha proposto in commissione Bilancio del Senato un emendamento sacrosanto che modifica la norma approvata precedentemente dalla Camera, la quale avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali.

L'emendamento rende inoltre più facile l'ottenimento di tale assegno per l'immigrato, che dovrà solo dimostrare di:

- lavorare in Italia in maniera continuativa dal 1860;
- saper spiegare con parole sue che cazzo significano i versi dell'inno di Mameli (non è consentito l'uso del dizionario);
- aver combattuto sul Grappa contro gli austriaci dimostrando inequivocabile sprezzo del pericolo;
- essere abbonato al Milan o all'Atalanta da almeno 10 anni;
- saper fare 100 palleggi col piede sinistro (col destro, se mancino o senza gambe);
- saper correre i 100 metri sotto i 9 secondi e 80 centesimi;
- saper stare in apnea almeno 10 minuti;
- aver ucciso l'Idra di Lerna, catturato il Cinghiale d'Erimanto e ritirato il lasciapassare A38;
- odiare gli immigrati.

Nel caso si realizzino tutte le condizioni, all'immigrato sarà rilasciato un prezioso permesso di soggiorno di 18 minuti per far domanda di assegno sociale. Se non farà in tempo a presentarla, decadranno i diritti acquisiti e andrà in prigione senza passare dal via.

Avanguardia Italia

Oggi il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola (qui dovreste ridere) ha inaugurato vicino a Civitavecchia una centrale elettrica a carbone.

Domani è atteso in Confindustria per la presentazione in grande stile di un'invenzione che rivoluzionerà il mondo: la ruota.

lunedì 28 luglio 2008

Il fascismo spiegato ai bambini

Ovvero: chi difende il cittadino dalle forze dell'ordine?

Ripubblico l’articolo di Luca Trinchieri, già apparso qui, su Liberazione e rilanciato anche sul blog come campa mattia.

C'è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L'ora dell'aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l'entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico.

Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo. I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l'istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l'agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «Fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all'agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice – non stavo facendo nulla di male». All'agente scappa un sorriso, forse un po´ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall'agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l'orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l'ironia però quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».

Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L'uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati – 7 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.

A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi - perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque. Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell'elenco dei fermati» dice l'uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se - dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient'altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L'uomo in rosa, che ha la mia carta d'identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l'uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito – si spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta».

Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l'uomo che comanda l'operazione, quello dell'alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l'operazione concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c'è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest'inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate. Evviva.

mercoledì 23 luglio 2008

ZooTG

Sono tornato ieri notte dopo (solo) cinque giorni a Barcellona durante i quali dell'Italia non ho saputo assolutamente niente. Così, visto che oggi all'ora di pranzo ero a casa, ho acceso la tv mentre andava in onda il TG2.

Ho beccato, di seguito, tre servizi diversi su:

- una tartaruga ascetica delle Galapagos che a 190 anni non vuole più saperne di trombare e vuol essere lasciata in pace con la sua pipa e i Saggi di Montaigne;
- dei cani tenuti prigionieri in un appartamento dalla Crudelia De Mon di turno; intervistati, hanno gentilmente azzannato il polso del giornalista e pisciato sulle ruote della sua macchina;
- uno scimpanzè ribelle che non so dove ha fatto un casino della madonna, salendo su un tetto e chiedendo come contropartita per smetterla un mojito, un aereo per Cuba e due puttane.

Giuro.

Per un momento ho pensato di essere finito casualmente su un canale satellitare dove ritrasmettevano i Muppets.

Poi mi sono ricordato che ero semplicemente tornato in Italia.

mercoledì 16 luglio 2008

Anche Bill Gates contro i Padani!

Il silenzioso boicottaggio della Microsoft ai danni dell’identità Padana

ORIO AL SERIO (BG). Chi, fra i nostri molti denigratori (molti nemici, molto onore dicono i nostri vicini di Casa, o di Popolo, non ci capiamo una mazza nemmeno noi) conserva l’immagine del padano rozzo e ignorante, non immagina quanto questi sia invece all’avanguardia nella tecnica e nel suo settore di punta, l’informatica. Internet è ormai parte della vita del padano medio, metropolitano e non: la casalinga smemorata consulta google per la ricetta della polenta taragna, la tumultuosa intellighenzia padana scandaglia la rete alla ricerca dei numerosi avvenimenti culturali sparsi per le nostre terre, dalla Festa del Prosciutto di S. Daniele del Friuli a quella del Radicchio di Oderzo. Il commercialista padano vi trova tutti i trucchi per l’evasione fiscale e dei contributi ai lavoratori immigrati che infestano le nostre valli. Il giovane padano, invece, può tranquillamente ammazzarsi di seghe tra un sito porno e l’altro.

Eppure, proprio la maggior multinazionale dell’informatica si rivela - oltre che ingenerosamente ingiusta verso i suoi affezionati utenti del nord - un insospettato avversario in più della nostra causa. Asservita, come tutte le grandi multinazionali, al partito trasversale del relativismo, del multiculturalismo, alla lobby omosessuale, filoaraba e comunista, la società di Bill Gates disconosce subdolamente l’identità del nostro Popolo. Avete mai provato a digitare “Padania” utilizzando il Word del vostro computer? Una sottolineatura rossa (sempre loro…) apparirà, fastidiosa come una macchia di ragù sulla tovaglia buona della domenica. Ebbene sì: Microsoft si rifiuta di riconoscere l’identità del nostro Popolo non includendo il termine nel dizionario.

Una petizione di protesta, firmata da Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Roberto Maroni, Gilberto Roberto e Alberto Berto partirà ufficialmente non appena scopriranno dove cazzo si trova Redmond. Manifestazioni spontanee di boicottaggio dei prodotti dell’azienda americana sono già scattate. Si pensa di installare Linux in tutti gli uffici della Lega, anche se a molti avere il simpatico d.j. sempre tra le balle non convince ancora del tutto. Qualcuno preferirebbe installare Amadeus.

lunedì 14 luglio 2008

La Padania è solidale

Inizia la campagna “Quest’estate adotta un Padano!”

RIMINI. Non è vero che noi Padani arricchendoci siamo diventati egoisti, razzisti, bigotti, ignoranti, cafoni e orgogliosi di esserlo: lo siamo sempre stati! Ma sotto l’apparente cappa di indifferenza e sguardo catatonico da una vita spesa a guardare Mike Bongiorno batte un cuore grande e verde come quello di un Visitor. Per questo, con l’estate alle porte e il riproporsi del problema della solitudine, "La Padania" lancia la campagna “Adotta un Padano!”.

È risaputo che le nostre genti lavoratrici, col sopraggiungere della canicola, abbandonano le loro ridenti valli e si riversano, se prima di arrivare non si stampano col gippone a 200 all’ora contro un platano, sulla costa romagnola, dove sono pronti a riceverle una fiumana di extasi, cocaina e puttane di dubbia provenienza. Avrei dovuto mettere un punto mezzora fa. E il nonno lasciato solo nella villetta in Val Brembana con tutte le bande di albanesi che scorrazzano libere? E il manager di Tradate abbandonato dalla moglie giusto prima delle vacanze per uno spogliarellista di Trezzano sul Naviglio? A loro e ad altri casi comuni come questi si rivolge la nostra campagna estiva. Per chi pensa “ho già due cani e una tartaruga” oppure “il pappagallo tropicale ricordo della vacanza alle Maldive rompe già anche troppo i coglioni”, sappia che: 1. il padano non dà troppi problemi per mangiare, in quanto la dieta del 90% dei padani è costituita dalla sana e nostrana polenta taragna; il restante 10%, che ha viaggiato e conosce il mondo, mangia invece “soufflé avec farine de maïs, fromage et beurre“ che poi è sempre la polenta taragna ma in francese e un po’ paraculo. 2. per comprendere il padano bisogna rinunciare a capire alcune insondabili contraddizioni interne in cui si dibatte: è ultraconservatore cattolico ma a favore della pena di morte; è ultraliberista in economia ma vuole i dazi contro la Cina; è ultrarazzista ma non disdegna la prostituta extracomunitaria; Roma ladrona! ma non ha mai pagato una lira di tasse. Se si sorvola su questi particolari insignificanti e si sposta la conversazione su: che tette ha la Canalis, oppure sviluppi nella relazione Vieri / Velina Mora (la Canalis), oppure è meglio la Canalis o la Corvaglia (l’eterna lotta mora / bionda), allora le vostre notti in taverna in compagnia del nuovo ospite saranno gradevoli e amene.*

Inviare richiesta di adozione temporanea a: www.adottaunpadano.òstrega

* Lo so che le veline non sono più quelle ma avevo scritto 'ste righe tempo fa. E comunque non fa differenza, la "velina" è una funzione, nel senso proppiano dell'analisi del racconto, cioè una specie di cassa vuota che poi si riempie con un nome a cui è assegnata sempre quell'attività. Adesso non chiedetemi in cosa consiste la funzione "velina" perché non riuscirei a non essere volgare. Si dice che a Propp sia venuta in mente la "cassa vuota" proprio quando scoprì la funzione "velina" (la 32ª funzione, non inclusa in nessuna edizione della Morfologia della fiaba, me l'ha rivelato il pronipote).

martedì 8 luglio 2008

I can't escape my birthday

È un mistero che accanto ai Joy Division e ai (primi) Cure non si ricordino i Sound fra i giganti del passaggio Punk -> Dark -> New Wave di fine anni '70, primi '80.

Ascoltatevi "I Can't Escape Myself" da Jeopardy (1980).


p.s. oggi è il mio compleanno.


giovedì 26 giugno 2008

L'emozionante retroscena di una scampata crisi politico-militare tra Spagna e USA

Alcuni amici spagnoli mi intasano la mail di cazzate. Fra quelle che ogni tanto ricompaiono c'è la trascrizione del dialogo che vi voglio far leggere, che si dice essere vero. A me piace credere che sia così. Siccome è in spagnolo, lo traduco.

Conversazione reale tra galiziani e americani registrata dalla frequenza di emergenza marittima, canale 106, nella costa di Fisterra (Galizia), il 16 ottobre 1997.

Galiziano: (rumore di fondo) Vi parla A-853, per favore deviate la vostra rotta quindici gradi sud per evitare collisione. Vi avvicinate dritti verso di noi, distanza venticinque miglia nautiche.

Americano: (rumore di fondo) Raccomandiamo di deviare la vostra rotta quindici gradi nord per evitare collisione.

G.: Negativo. Ripetiamo, deviate la rotta quindici gradi sud per evitare collisione.

A.: (altra voce) Vi parla il Capitano di una nave degli Stati Uniti d'America. Insistiamo, deviate voi la rotta quindici gradi nord per evitare collisione.

G.: Non lo consideriamo fattibile né conveniente, vi suggeriamo di deviare la rotta quindici gradi sud per evitare di venirci addosso.

A.: (molto incazzato) Vi parla il Capitano Richard James Howard, al comando della portaerei USS Lincoln della Marina degli Stati Uniti, la seconda nave da guerra più grande della flotta americana. Ci scortano due corrazzate, sei distruttori, cinque incrociatori, quattro sottomarini e numerose imbarcazioni d'appoggio. Ci dirigiamo verso le acque del Golfo Persico per preparare delle manovre militari nell'eventualità di un'offensiva irachena. Non vi suggerisco, vi ordino di deviare la rotta quindici gradi nord!
In caso contrario ci vedremo obbligati a prendere le misure necessarie a garantire la sicurezza di questa nave e delle forze della coalizione. Voi appartenete a un paese alleato, membro della NATO e di questa coalizione, per favore, obbedite immediatamente e toglietevi dalla nostra strada!

G.: Vi parla Juan Manuel Salas Alcántara. Qua siamo in due. Ci scortano il nostro cane, il pranzo, due birre e un amico delle Canarie che adesso sta dormendo. Abbiamo l'appoggio di Cadena Dial di La Coruña [una radio] e del canale 106 di emergenza marittima. Non ci dirigiamo da nessuna parte dato che vi parliamo dalla terraferma, siamo il faro A-853 Fisterra, della costa della Galizia. Non abbiamo proprio un cazzo di idea di che posto occupiamo nella classifica dei fari spagnoli. Potete prendere che cazzo di misure volete o considerate opportune per garantire la sicurezza della vostra nave di merda che si sta per stampare sulle rocce, per cui torniamo ad insistere e vi suggeriamo che la cosa migliore, più sana e raccomandabile e che deviate la rotta di quindici gradi sud per evitare di venirci addosso!

A.: Bene. Ricevuto. Grazie.

lunedì 23 giugno 2008

Eliminazione Italia: scoop!

Le ore di Donadoni come CT della nazionale sono contate: stamattina il tecnico è stato sorpreso nella sua stanza, esausto e con la testa appoggiata sulla macchina da scrivere, un leggero filo di bava all'angolo sinistro della bocca. Attorno a lui pile di fogli dattiloscritti tutti uguali a quello che riportiamo, centinaia e centinaia di fogli, il furioso lavoro di quindici giorni:

andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni
andare sul fondo e crossare per Toni


All'arrivo dei medici, Donadoni è sbottato: cazzo fate qua?! dovreste essere sul fondo a crossare per Toni! Lo hanno portato via.

venerdì 13 giugno 2008

Rifiuti medici

Due fatti di cronaca offrono un'interessante possibilità di collegamento: il primo, l'incombustibile problema dello smaltimento dei rifiuti; il secondo, la vicenda della "clinica degli orrori" milanese.

In effetti, si pone ora la questione dello smaltimento dei vari dottor Mengele della clinica Santa Rita. Come trattarli?

1. Smembramento: le parti sono più facili da gestire del tutto, basta lasciare chirurghi e responsabili della clinica in mano agli ex pazienti o ai familiari delle vittime.

2. Riciclo: si monta un reality show dal titolo l'Allegro Chirurgo, ispirato al noiosissimo gioco da tavolo dei tempi andati, solo che ora si utilizzano i medici della Santa Rita per divertenti prelievi o trapianti di organi, nonché per spericolate soluzioni dettate dalla fantasia dei giocatori.

3. Rifiuti tossici: data la pericolosità dei soggetti forse è il caso di rubricarli sotto questa etichetta e trattarli di conseguenza, stoccandoli in un sito sicuro e secondo le norme europee. Procedura d'altra parte costosa e forse inutile perché è più probabile che un'esame accurato del rifiuto riveli la sua appartenenza alla categoria seguente.

4. Merde, semplicemente. Tirare l'acqua e svuotare la tazza, avendo cura che non resti intasata.

giovedì 5 giugno 2008

Venezia non è un albergo

Firma e fai firmare la petizione online contro gli articoli 131/132 del DDL Zaia.

qui il link.


giovedì 29 maggio 2008

link divino

Per chi ha rapporti un po' problematici con la trascendenza e cerca risposte, faccio cosa buona segnalando questo meraviglioso sito:



ConoscereDio.com

È possibile anche scaricare Dio in formato pdf.


(Fra i vari modi di buttare in vacca la questione fondamentale della vita umana, il fatto che dovrò morire e non riesco a farmelo piacere, creare un sito simile è uno fra i tanti. Che splendore l'abisso tra Dio e il .com, assolutamente sublime)

mercoledì 28 maggio 2008

Venezia è bella (ma non ci vivrei)

Le differenze tra Disneyland o Mirabilandia o l’Acquafun di Riccione e Venezia ormai sono impercettibili. Di giorno poi, scompaiono completamente. Per questo alcuni veneziani escono solo col buio, come i pippistrelli, ma non trovando più nessuno per strada, si deprimono e tornano a casa mugugnando. Non ci sono mezze misure a Venezia. Una casa su due è vuota o sfitta o è la seconda, terza, quarta casa di chi arriva in città solo quando c’è qualcosa da vedere. L'altra metà è un bed & breakfast. A Venezia succede tutto tra l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre: Festival del Cinema, Regata Storica, vernissage della Biennale Architettura, Festa dell’Unità, di Liberazione... Ciò è anche noto come "ottima programmazione". C’è chi è entrato ad una festa nel Palazzo Veneziano di Turno il 27 di agosto e si è arenato il 9 settembre nella spiaggia dell'Excelsior al Lido, visibilmente provato ma contento, e scambiando l'eccezione per la regola ha raccontato in giro a centinaia di bocche aperte e suggestionabili la magia della città lagunare. Quando il suggestionato a sua volta arriva, dopo il 9 settembre, è rimasto ad accoglierlo solo la simpatica orda di gondolieri, tassisti, baristi, menù turistico, pizza a metro, vetro, maschere e merletti autenticamente made in China.

A volte in quella che sembrava una casa abbandonata si apre un balcone cigolante da cui si affaccia un anziano di 120 – 130 anni che chiede al passante notizie sulla salute di Vittorio Emanuele III. Siccome il passante è al 99 per cento un turista, guarda interdetto l'apparizione spettrale, la flasha implacabile e l’anziano perde l’ultima diottria che gli rimaneva. Si calcola che durante una vita un veneziano subisca suo malgrado 25 milioni di scatti. Da cui l’abbronzatura perenne, che qualcuno spaccia per seconda casa a Cortina. Ormai il turista aspetta il veneziano all’uscita di casa: guarda, un residente! Flash! Che strano, ma come è fatto? Non toccarlo! Flash! Mamma posso dargli da mangiare? Flash! Alcuni se ne vanno delusi perché il residente non è uscito con la maschera da dottore della peste, o con una parrucca di dieci chili, un neo falso tra il naso e le labbra e la faccia imbiancata, fischiettando Vivaldi. Nonostante ciò, qualcuno ci prova lo stesso, gli tira una moneta e gli chiede "Le quattro stagioni”; qualcun altro, dieci euro e una prosciutto e funghi.

Del Carnevale non parlo. Di solito me ne vado per improrogabili impegni completamente inesistenti.

venerdì 23 maggio 2008

testa a testa

Ieri sera, a Roma, un tipo alla guida di una Mercedes ha travolto e ucciso due ragazzi in motorino. Naturalmente poi ha tirato dritto. Sembra stesse facendo una gara con un SUV. Si trattava di una gara a chi era più testa di cazzo. Per una volta il SUV ha perso.

giovedì 22 maggio 2008

cose di casa

A volte il mio frigorifero raggiunge livelli di vuoto così spinto che quando lo apro vengo risucchiato dentro e mi tocca rimanere raggomitolato nel reparto verdure finché qualcuno non lo riapre. C'è solo una cosa che mi fa inevitabilmente andare a far la spesa: quando finisce anche il caffè (sí, lo metto in frigo, si conserva meglio l'aroma). Esco.

mercoledì 21 maggio 2008

Il miglior Juan Marsé


Juan Marsé, Adiós muchachos, Frassinelli, 2007.


Per uno di quegli insondabili misteri che in Italia regola la scelta sia dei titoli dei film stranieri in uscita nelle nostre sale, che di quelli delle traduzioni italiane della letteratura straniera, Frassinelli ha scelto inspiegabilmente Adiós muchachos per intitolare la traduzione di Si te dicen que caí di Juan Marsé. Perché poi dare un titolo diverso dall'originale ma sempre in spagnolo? Boh. Muchachos è pure cacofonico, ma immagino faccia subito molto Spagna - un po' come Andale andale fa subito Speedy González e Messico (visto però dalla Warner Bros) - e in questo momento la Spagna tira un sacco, soprattutto fra gli italoscontenti.

(Si te dicen que caí - "Se ti dicono che sono caduto" - è un verso di "Cara al sol", l'inno della Falange scritto da Dionisio Ridruejo, figura capitale della storia spagnola del secolo scorso, il più intelligente e lucido ideologo del fascismo oltrepirenaico, convertitosi in seguito in un convinto assertore della democrazia e per questo più volte incarcerato. Le parole della canzone diventano poi uno dei molti fils rouges intratestuali del romanzo, che ha come armatura la variazione di una serie di motivi, cosa che provoca non poca confusione al lettore che vuole metter ordine nella storia. Anzi, già che ci sono, lasciate perdere, non è possibile arrivare a chiarire gli eventi, quindi rilassatevi e godetevi la lettura lasciando fuori di casa la volontà di potenza.)

Non voglio però dilungarmi troppo. Dico subito che non ho potuto controllare la traduzione perché dalle mie parti non l'ho trovato in libreria (parentesi: la situazione librerie a Venezia fa letteralmente schifo). Comunque, volevo scrivere questo post per raccomandare ai lettori italiani, malgrado il pistolotto iniziale, quello che è senza ombra alcuna uno dei più grandi romanzi scritti in lingua spagnola. Quindi non mi riferisco solo alla Spagna, ma a tutto il mondo ispanofono. Anzi, non credo di esagerare se dico che è uno dei più bei romanzi che siano mai stati scritti e basta, perché poi mettere frontiere alla letteratura che è una delle poche cose di questo mondo che le rifiuta.

Il libro fu scritto da Marsé all'inizio degli anni Settanta, ma la prima edizione del 1973 è messicana, perché non avrebbe mai passato la censura franchista. Dopo la morte di Franco, nel 1975, finalmente poté essere pubblicato anche in Spagna, nel 1976, non senza subire un temporaneo sequestro. Nel 1977 era in cima alle classifiche.

È la storia di un gruppo di ragazzini che malvivono nella disastrata Barcellona del dopoguerra e che si tengono per mano raccontandosi delle aventis, delle storie in cui la cruda realtà che li circonda si mescola inestricabilemente alla finzione. Il dopoguerra spagnolo non è naturalmente quello del resto d'Europa, ma quello che comincia nella primavera del 1939 con la vittoria di Franco nella Guerra Civile. Adiós muchachos (uff..) è soprattutto un poetico, duro, emozionato ed emozionante addio all'infanzia e i protagonisti sono assolutamente indimenticabili. Più ci penso e più mi dico che Marsé ha scritto proprio un capolavoro. Spero che la traduzione gli abbia fatto onore.



La copertina della prima edizione del 1973, per la messicana Novaro, con l'emblematica copertina del Saturno di Goya.

martedì 20 maggio 2008

tesi di filosofia della storia

I
La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

II
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Eugenio Montale, "La storia" in Tutte le poesie, Mondadori, 1990, pp. 323-24

giovedì 15 maggio 2008

Governo ombra (visto da Venezia)

E così, in stile anglosassone, l'opposizione ha varato il suo Governo Ombra. Ora, non so nelle altre parti d'Italia, ma a Venezia un governo "ombra", non viene preso molto sul serio. Più che di inglese, sa di cabernet.

Amici assicurano di aver visto ieri sera, verso le otto, i governanti ombra entrare alla chetichella Da Bepi, un bàcaro a Cannaregio (alla chetichella perché Da Bepi c'è ancora la foto di Berlinguer appesa al muro).

Malgrado la precauzione iniziale, alle dieci e mezza si poteva ascoltare per mezzo sestiere, perché veniva cantato piuttosto sgangheratamente, l'inno del PD:

"E se son pallidaaaa, come una strassaaaaa,
vinassa, vinassa e fiaschi de vin!!!"

Alle undici e un quarto Enrico Letta ha sorpreso tutti eseguendo inaspettatamente bene "Le 40 canzonette".

Rutelli invece è volato fuori del bar verso mezzanotte meno dieci perché ormai ubriaco perso ha palpato il culo alla signora Maria.

Verso le due è passato Cacciari a salutare, quando ormai l'allegra combriccola era nella fase degli "insultos al clero y apoteosis final". Non gli è restato che cacciarli dalla Serenissima e dichiararli persone non grate.

martedì 13 maggio 2008

Di rasoi e lamette

Non ho nessun rispetto per chi si rade con rasoi che abbiano più di due lame.

Prendiamo il Gillette. È cominciato tutto con il Sensor, una quindicina di anni fa. Un bilama con la sciolina. Ma funzionava bene. Solo che le lamette sono andate progressivamente aumentando di prezzo. Adesso, le lamette del primo Sensor si trovano solo al mercato nero e costano come il tartufo. Dopo il Sensor, la Gillette ha pensato che il progresso fosse aggiungere ogni due tre mesi una lama. Il Gillette Fusion ne ha cinque, più una pompetta che spruzza l'antigelo sulle guance, il servosterzo e l'airbag anche per il passeggero. Alcuni rasoi invece devi metterli in freezer prima di usarli. Vanno serviti con menta, rum e soda. Ma non radetevi se poi dovete guidare. Ce ne sono anche con le pile! Ne ho visto uno con le bombole, per radersi sott'acqua (con fiocina come optional).

La Gillette ha ora annunciato che il prossimo modello avrà 7 lame che si suddivideranno l'oneroso compito di tagliare il pelo:

la prima gli telefona per l'appuntamento;
la seconda lo accoglie e lo fa mettere comodo;
la terza lo distrae con amene conversazioni;
la quarta all'improvviso grida "guarda là!", indicando fuori dalla finestra;
la quinta ne approfitta e taglia il pelo;
la sesta si scusa per lo stratagemma;
la settima presenta il conto.

venerdì 9 maggio 2008

fuochi nella notte

Yo me pregunto a veces si la noche
se cierra al mundo para abrirse o si algo
la abre tan de repente que nosotros
no llegamos a su alba, al alba al raso
que no desaparece porque nadie
la crea: ni la luna ni el sol claro.
Mi tristeza tampoco llega a verla
tal como es, quedándose en los astros
cuando en ellos el día es manifiesto
y no revela que en la noche hay campos
de intensa amanecida apresurada
no en germen, en luz plena, en albos pájaros.
Algún vuelo estará quemando el aire,
no por ardiente sino por lejano.
Alguna limpidez de estrella bruñe
los pinos, bruñirá mi cuerpo al cabo.
¿Qué puedo hacer sino seguir poniendo
la vida a mil lanzadas del espacio?
Y es que en la noche hay siempre un fuego oculto,
un resplandor aéreo, un día vano
para nuestros sentidos, que gravitan
hacia arriba y no ven ni oyen abajo.
Como es la calma un yelmo para el río
así el dolor es brisa para el álamo.
Así yo estoy sintiendo que las sombras
abren su luz, la abren, la abren tanto
que la mañana surge sin principio
ni fin, eterna ya desde el ocaso.

in: Claudio Rodríguez, Don de la ebriedad (1953)

giovedì 8 maggio 2008

ministri e ministeri

Roberto Calderoli è Ministro per la Semplificazione. La regola operativa sarà semplice: ogni legge dovrà essere comprensibile per Roberto Calderoli.

lunedì 5 maggio 2008

nichilismo sotto vuoto spinto

Ho appena letto che Nicola Tommasoli, il ragazzo aggredito a Verona da 5 estremisti di destra, naziskin o qualunque altra fogna fossero, è dato per clinicamente morto. Degli aggressori di cui ho potuto rintracciare l'età, vedo che hanno tra i 19 e i 20 anni. E hanno ammazzato a calci e pugni una persona per il rifiuto di una sigaretta. Se non era Nicola e la sigaretta sarebbe stato qualcun altro e per qualcos'altro, bisogna in qualche modo passare il tempo nella provincia italiana. Uno è un meccanico, un altro un 'promoter finanziario'... Sono giovani di buona famiglia. Chissà che cazzo vorrà dire ormai sta cosa. Forse significa credere in valori come Dio-Patria-Famiglia-HellasVerona. Ma che dico 'credere'. Nichilismo è credere assolutamente in niente. Anzi, mi sa che questo è il superamento del nichilismo oltre il nichilismo.

È sempre qui, nel nordest, e con particolare predilezione per Verona, e non rompetemi le balle con il fatto che non bisogna generalizzare, lo so questo, che avvengono gli episodi di nichilismo più spinto. I fratelli Coen sono dei principianti. Il sonno del nordest genera mostri. Mi sembra che il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia detto che sono più gravi le contestazioni dei centri sociali (molti mentecatti anche là in mezzo, per quanto mi riguarda) a Israele durante la Fiera del Libro di Torino. Cazzo, Fini ormai mi è diventato più realista del re. Ma capisco il suo tentativo di sminuire il pestaggio, alla fine i sentimenti paterni vengono sempre fuori.

Ora mi piacerebbe che le 5 lobotomie ambulanti si facessero 30 anni di carcere. Ma tutti quanti. Tanto hanno tempo poi di rifarsi una vita. Uscirebbero ancora giovani per questo mondo in cui si è sempre giovani e irresponsabili. Invece è probabile che fra qualche anno vengano affidati a dei lavori socialmente utili. È giusto: il reinserimento e non la punizione per la punizione. Mi dispiace solo che Nicola quella sera li abbia incrociati. Ma mi dispiace davvero. Da star proprio male.


(più pacate e civili, come sempre, le riflessioni nel blog di Galatea)

Update 06 maggio: sullo stesso tema, segnalo anche il post de Il primo amore.

mercoledì 30 aprile 2008

iniziativa interessante

UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI DI VENEZIA
Centro Interateneo per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata di Venezia
GIORNATA DI STUDIO

Pensare in rete
Blog e ricerca universitaria


UNIVERSITA’ DI VENEZIA – FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA
SALA CONFERENZE (piano terra)

Sabato 17 maggio 2008

Prima parte. Gli esiti di cinque mesi di sperimentazione in rete. Le ipotesi dei blogger, le domande dei docenti.
Ore 9.00- 13.00
Moderatore: Umberto Margiotta, Prorettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e coordinatore del progetto Ibrid@menti
I dati di Ibridamenti e i grafici sul PENSARE IN RETE
Maria Maddalena Mapelli (madmapelli) Pensare in rete: l’esperienza di Ibridamenti (Ca’ Foscari-Ve) (15 minuti)
Roberto Lo Jacono, Ibridamenti: storia di un’idea che connette (Splinder) (10 minuti)

I quattro “eventi critici” del mese di gennaio 2008 e che segnano il passaggio da un solo approccio metodologico a tre.

1) Germano Milite (pensierobondo), L’avatar specchio. (10 min)
2) Dario Carta (evenevil), dall’on all’off per immagini (10 min)
3) Pasquale Esposito (eventounico), L’utente anonimo come riflesso della comunità (10 min)
4) Daniele Muriano (maledettamente bene), Il riflesso avatar (10 min)
5) Emma Ciceri (emmart), La sfida delle mappe: si riparte da tre (10 min)

il punto di...
Tiziano Scarpa, La parol/azione
Andrea Bruni (contenebbia) La Cineblogger Connection
Paolo Melissi (melpunk), La scrittura che connette
pausa 11. 15- 11.30

Il blogging e l'arte di connettere
Barbara Caputo (barbara34), Connettere, solo connettere. Un'etnografia delle immagini nei blog(Lab/antr/media Bicocca-Mi)
Simona Marchi (MSsenzafiltro), Lo scambio di oggetti: nuovi legami in rete, (La Sapienza,Roma)
Stefano Ciulla, I Blog e l’identità connessa (Università di Palermo)
Matteo Benussi, Giacomo Pasqualetto (sadlandscape) e il gruppo di studenti di antropologia (Ca’ Foscari-Ve), Il lavoro sul campo nella blogosfera

Seconda parte. I saperi alla prova del virtuale. Innovare i modelli di ricerca universitaria. Le ipotesi dei docenti, le domande dei blogger.
Ore 14,00 – 18,00
Moderatore: Mario Galzigna (heteronymos), Università Ca’ Foscari di Venezia (Epistemologia)
Telegrammi per immagini su Scritture in rete (Paolo Melissi, melpunk), Ibridaprosa e Ibridapoesia (Marco Saya), Storied@ibrido (Cristina Finazzi, modalogia)

Daniele La Barbera, L’identità e il virtuale. (Psichiatria, Università di Palermo)
Luciano Benadusi, I saperi esperti, il virtuale e l ’apprendimento sociale (Sociologia, Univ. La Sapienza, Roma)
Paolo Fabbri, Tracce dell’identità. La narrazione di sé e dell’altro (Semiologia, IUAV, Venezia)
Giacomo Festi, Avanti c’è Post! Un invito semiotico all’analisi dei post (Semiologia, IUAV Venezia)
Gianluca Ligi, Dalla connessione all'ibridamento: aspetti antropologici della relazionalità (Antropologia sociale, Ca' Foscari-Ve)
Pietro Barbetta, Ibridamenti: una “struttura che connette” ? (Psicologia dinamica, Univ. di Bergamo)
Conclusioni
Umberto Margiotta (Università Ca’ Foscari di Venezia)
· Università Cà Foscari di Venezia - Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione
· Università Ca’ Foscari di Venezia - Dipartimento di Studi Storici
In collaborazione con:
- LISaV (Laboratorio Internazionale di Semiotica a Venezia)
- Dipartimento di Neuroscienze cliniche, Sezione di Psichiatria, Università di Palermo
- Facoltà di Sociologia, Università La Sapienza, Roma


Per ogni informazione supplementare, rimando al sito di ibrid@menti.

martedì 29 aprile 2008

Basta, mi arrendo!

Ieri pomeriggio un'amica mi ha avvertito con un sms che Alemanno aveva battuto inaspettatamente Rutelli. Da quel momento penso sempre a Manchester - Roma 7 - 1. E non perché sono romanista.

Questo risultato mi sa che mi pesa forse più di quello nazionale di due settimane fa. Sarà che guardo bene le foto e mi concentro sulle facce esultanti, sulle loro espressioni. Non dovrei limitarmi alle facce. Dovrei guardare anche i gesti. Ecco, i gesti. Allora non dovrei limitarmi ai gesti, dovrei starli a sentire. Io li ascolto bene, e non mi piace mica quello che sento.

Ad Ostia hanno subito distrutto una lapide delle Fosse Ardeatine e scritto "Il popolo di Ostia inneggia al Duce". Estremisti, si sa.

Un aereo ha sorvolato l'Istria lanciando volantini tricolori.

Nel porto di Trieste, due maiali hanno affondato un pattìno pieno di turisti austriaci.

Schifani è la seconda carica dello Stato.

Fini sarà la terza.

Saluti romani (che è molto trendy).

lunedì 21 aprile 2008

Italia Uno!

Paura paura paura paura allarme paura orrore paura paura paura paura emergenza allarme paura sicurezza paura paura paura paura paura immigrati paura paura paura paura paura paura paura albanesi paura paura emergenza paura paura rumeni paura rom paura paura paura allarme paura paura paura paura emergenza paura paura paura paura immigrazione paura abbiamo paura paura paura paura allarme paura che paura paura paura paura paura paura paura paura clandestini paura paura paura sicurezza paura molta paura paura paura paura un sacco di paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura paura clandestini paura allarme paura emergenza paura paura paura paura rom paura paura paura paura paura paura paura paura immigrati paura paura paura orrore paura paura paura uh che paura paura paura paura paura paura paura paura abbiamo paura paura paura sicurezza paura paura sicurezza paura paura paura paura paura paura paura paura paura clandestini paura paura paura paura paura paura cogne tette culo figa cani che freddo (in inverno) che caldo (in estate).
Che schifo (sempre).


Per chi se lo fosse perso, ho fornito il riassunto del "tg" Studio Aperto degli ultimi 15 anni e pure quello dei prossimi 15.

venerdì 18 aprile 2008

Venezia, ieri

Miserabili. Io e Margaret Thatcher

Con Marco Paolini e i Mercanti di Liquore. Teatro Goldoni.


Miserabili è l'ideale continuazione di Album d'Aprile. Rugby, Donne, Politica, Terra trasmesso di recente anche in televisione. Dagli anni 70 si passa al racconto degli anni 80. Se nei primi regina è la politica, nei secondi lo diventa un'economia sempre più globale. Margaret Thatcher e Ronald Reagan sono i protagonisti della nuova stagione. Thatcherismo e reaganomics sono anche due neologismi coniati per nominare la deregulation nei mercati. In generale, i doveri verso la polis vengono sostituiti dalle obbligazioni spazzatura. Così, neanche S. Piero in Busa, la terra di Nicola, alter ego dell'autore, è immune dall'arrivo delle agenzie interinali, i pensionati stazionano ipnotizzati davanti allo schermo della banca che mostra le quotazioni, si comincia a comprare a rate, a perdere il noi e a concentrarsi sull'io. Colpa del primo Sony Walkman.

Marco Paolini è uno dei più grandi raccontastorie che possiamo contare in Italia. La musica, che è sempre importante nei suoi spettacoli, in questo caso ha lo stesso peso dei monologhi recitati. Devo dire però che dell'attore preferisco le performance in cui la musica se ne sta un po' in disparte, ad accompagnare appena la voce narrante. Pochi danno alla parola la capacità di evocazione che Paolini sa darle. Durante Il racconto del Vajont, alla fine, la telecamera indugiava sugli occhi gonfi di lacrime degli spettatori. Paolini sa incatenare/incantare lo spettatore alla storia e farlo muovere secondo i propri tempi. E, come avviene per ogni racconto che sappia ancora conservare la sua funzione magica, sa dare forma al tempo, sa trasformare il tempo disumano in un tempo abitabile, il Chronos che divora i suoi figli, in un Kairós in cui questi possano vivere e convivere. In cui possano ancora vedersi. Ascoltiamo Paolini come una volta gli uomini attorno al fuoco, sentendoci per qualche ora parte di una comunità. Come in tutto il teatro che si rispetti, la riflessione sull'uomo è anche spinta a un'azione diversa da come si concepiva prima della rappresentazione.

Il finale, prima dell'esilarante bis in dialetto veneto, è con La libertà di Giorgio Gaber e quella chiusa memorabile, "Libertà è partecipazione". Non esclusione. Non delega. Né affidamento a condottieri o cavalieri. Qui siamo già oltre gli anni 80, siamo all'oggi.

martedì 15 aprile 2008

irata

…ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario, mi trovo imbarazzato sorpreso ferito, per un irata sensazione di peggioramento, di cui non so parlare né so fare domande, cantava il Giovanni Lindo Ferretti prima della lobotomia, facendo eco a Pasolini, ecco come mi sento, anche se imbarazzato sorpreso ferito non dovrei esserlo più di tanto, forse solo per l’ampiezza del divario, ma è quell’irata sensazione di peggioramento che non sento da ieri sera ma da lungo tempo di cui veramente non so parlare né so fare domande, perché in testa mi si crea l’effetto nebbia di un canale televisivo mal sintonizzato, per cui non so da dove cominciare, e penso a quei quindici secondi nell’urna elettorale in cui ho deciso a chi dare il voto, e mi sembra impossibile quasi aver votato, un anno fa ero sicuro che mai più avrei legittimato nessun politico di quest’Italia almeno finché la natura non avesse fatto il suo corso e falciato un tre quarti di loro, ma poi invece non ce l’ho fatta a non votare – primi cinque secondi – e allora è stato un po’ come la tragedia greca, in cui qualunque decisione tu prendi sono cazzi, perché non esiste un’etica per uscire dal conflitto tragico se non tragicamente, e allora pensavo che se votavo PD contribuivo alla cancellazione della Sinistra e se votavo Sinistra contribuivo al ritorno dei barbari, non ve lo dico alla fine chi ho votato, che sono fatti miei e poi mi sono anche pentito, ma sarebbe stato lo stesso anche se avessi votato il contrario, mi sarei pentito ugualmente, e poi mi sono attaccato al computer e alla televisione che alla fine sono andato a letto all’una col mal di testa e mi sono messo a leggere fino alle due, Il paese mancato di Guido Crainz, che se uno si guarda indietro non potrà mai stupirsi che l’Italia voti a destra, ma questa mi sembra proprio una svolta di quelle grosse, che lasciano il segno, un segno grosso come quello lasciato da venticinque anni di tette e culi in televisione sul cervello italiota, solo che poi ascolto la dichiarazione di Diliberto, che ora bisogna tornare ai simboli, come quello che ho alle spalle dice rivolto alla falce e martello, e mi dico Diliberto lungimirante analisi, complimenti, alle prossime elezioni raccoglierai lo zero zero cinque per cento, che sommati allo zero zero tre di Ferrando, allo zero zero due di Sinistra Critica farà una tavolata da Gigi el Luganegher, in cui però sarà bello cantare Avanti Popolo tutti mbriachi, ziocane, mentre dall’altra parte i partitodemocratici adesso staranno riuniti nel loft, in un briefing del think tank, yes we can, we’re all living in a yellow submarine, ecco lo sapevo, che non sarei riuscito a parlare né a fare domande, ma solo a tenermi l’incazzatura e quest’irata sensazione di peggioramento…

Me dicen el desaparecido...







... pero esa ES la verdad.

lunedì 14 aprile 2008

De profundis...











Chi ha sbagliato, Pagliuca?

giovedì 10 aprile 2008

Berlusconi Silvio, tessera P2 n. 1816

Nella foto: Berlusconi viene presentato a Licio Gelli.


Voglio che mi sia riconosciuto: sono stato capace di resistere 4 mesi senza un post su Berlusconi. Però, visto che siamo in campagna elettorale, non fa male ricordare che il suddetto campione della libertà apparteneva alla loggia massonica Propaganda Due, meglio conosciuta come P2, i cui propositi non erano esattamente libertari.

Il cosiddetto Piano di rinascita democratica (sempre questa parola associata al suo contrario) elaborato fra il 1975 e il 1976 riteneva tra le altre cose necessario:

- rovesciare la "trimurti" sindacale;

- abolire lo statuto dei lavoratori;

- piazzare uomini "ben selezionati" nelle "posizioni chiave" dei partiti;

- sottoporre la magistratura al controllo del potere esecutivo;

- acquisire "alcuni settimanali di battaglia";

- riformare integralmente la Costituzione.

Coraggio, ancora un piccolo sforzo e poi ce l'avete fatta.

martedì 8 aprile 2008

se prima eravamo in 100...

... a cantar con le mondine, adesso vogliam esser 250 a cantar con le mondine!

Se qualcuno non l'avesse notato, il badge verde a latere ha da qualche giorno cambiato numeri. L'iniziativa 25 Aprile - Radici Resistenti del blog Mondine 2.0 - Di Madre in Figlia di sensibilizzare 100 bloggers per la Festa della Liberazione ha con largo anticipo raggiunto lo scopo. Per cui ora le mondine fanno un po' le sborone: puntano a 250 adesioni. Vogliamo deluderle? Lettori e bloggers di passaggio: diffondete il messaggio!

Leggi qui il primo post.

Oppure qui quello nuovo.

E qui la lista dei blog.

lunedì 7 aprile 2008

imperdibile

Félix de Azúa, Dizionario delle arti, Milano, Scheiwiller, 2008, pp. 333.

A distanza di tredici anni dalla prima edizione spagnola (Planeta 1995, poi Anagrama 2002) Scheiwiller pubblica la traduzione italiana del meraviglioso Dizionario delle arti di Félix de Azúa. Uno dei libri più intelligenti (e divertenti) che abbia mai letto.

In pratica sconosciuto in Italia, Azúa è da quarant'anni
in Spagna una figura fra le più importanti e influenti del panorama culturale. Poeta "novísimo" all'inizio degli anni '70, romanziere, saggista fra i più luminosi in circolazione, professore di estetica, Azúa possiede una episteme immensa ed eclettica accompagnata sempre da un'ironia disincantata. "Proprio perché non credo assolutamente in niente, non ho altro rimedio che usare l'ironia quando voglio esprimere una certa speranza o illusione. È una questione di pudore", rispondeva qualche anno fa in un'intervista. L'ironia "azuana", tuttavia, risulta una forma contundente di assertività.

Scrive l'autore nell'Introduzione all'edizione italiana:
"Questo libro […] nasce dall'inquietudine, dal disagio. Per esprimere la contraddizione tra il mio convincimento della serietà dell'Arte, e la consapevolezza che l'attuale fenomeno è solo una vendetta nei confronti della serietà dell'Arte non potevo utilizzare gli strumenti abituali del saggio. Per questa ragione, e approfittando di una congiuntura casuale, ho messo insieme un "dizionario" che permettesse di riunire, in successioni discontinue, come una serie di diapositive, frammenti a volte complementari, a volte contraddittori. Cercavo di evitare l'unità del saggio, la sua vocazione pedagogica. Mi sembrava più giusto chiarire fin dal principio che non c'era tesi, non c'era soluzione, non c'era risposta (certamente perché abbiamo dimenticato la domanda), ma solo una successione di frammenti a imitazione del modo con cui gli studenti di oggi accedono alla conoscenza: per mezzo di serie discontinue di immagini, informazioni, illustrazioni o YouTube. Di fatto, ma con grandissima modestia, ho seguito il consiglio di Walter Benjamin quando proponeva la tecnica del montaggio come strumento più appropriato per la conoscenza della società di massa. Questo dizionario è un montaggio di illuminazioni discontinue."

Buona lettura. Non ho dubbi.

giovedì 3 aprile 2008

monitoraggio

Franco Giordano (in alto sul trespolo) all’assemblea dell’Arcobaleno a Milano.







«Ma come [...] quando eravamo al governo non c'erano mai i soldi per fare nulla e adesso, in campagna elettorale, saltano fuori da tutte le parti. Noi proponiamo pensioni minime a 800 euro e salari legati all'inflazione reale calcolata in base a un nuovo paniere e con il monitoraggio di tre famiglie, al nord, al centro e al sud».
[Da “Il manifesto” del 30 marzo 2008: La Sinistra «operaia» contro l'illusione del Pd]

Mi è venuto subito in mente Kitchen Stories. Non so perché.

Cari amici vicini e lontani

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